Intercettazioni, il Pd a Fini: legge in Aula a settembre

giugno 12, 2010 categoria Dal mondo

«C’è da combattere una legge contro legalità e informazione », tuona il segretario del Pd Pierluigi Bersani. «Rischi il ridicolo», ribatte il portavoce del premier Paolo Bonaiuti. «Non accetteremo diktat», rincara la presidente Rosy Bindi. Pronta al D-day di Montecitorio, per fermare il ddl intercettazioni l’opposizione si infila nelle divisioni del Pdl, lanciando segnali a Gianfranco Fini e ai suoi. Rullano i tamburi. Il numero due del Pd Enrico Letta vaticina che per la maggioranza la discussione del provvedimento sarà «un Vietnam ». «Nei panni di un vietcong non ce lo vedo», replica il presidente dei deputati del Pdl Cicchitto. Nel giorno in cui anche Romano Prodi si dichiara «preoccupatissimo» perché si cerca «di controllare il Paese», Dario Franceschini annuncia che scriverà a Fini e alla sua fedelissima Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia. Chiedendo a Fini di distinguere tra «ruolo politico dentro il Pdl e ruolo di garanzia come presidente della Camera ». Ovvero di rispettarne il regolamento in base al quale il ddl può sbarcare in aula «non prima di settembre». Perché, spiega il capogruppo democrat, «il calendario dell’aula di giugno e quello trimestrale sono stati già approvati dalla Conferenza dei capigruppo. Noi siamo contrari a cambiarlo, quindi manca il quorum», e «lo può modificare solo una decisione monocratica del presidente Fini». E sia chiaro, avverte Franceschini, «non accetteremo forzature, ma sono convinto che non ci saranno». Interviene il guardasigilli Alfano che, dopo aver a palazzo Grazioli un Berlusconi in vena di accelerazioni, accusa la «sinistra demagogica» di ignorare privacy e articolo 15 della Carta. E Cicchitto è convinto che, trattandosi di terza lettura, il ddl possa essere approvato prima dell’estate perché «la Camera lo ha già discusso in prima lettura » per «più di un anno fra commissione e Aula». Sfumature regolamentari, e la grana è in mano a Fini. Intanto anche l’Idv conferma che «darà battaglia» e si lavora i deputati fedeli all’ex leader di An. «Il testo del ddl è la vittoria piena di Berlusconi su Fini», dice Massimo Donadi, «e il passaggio alla Camera è l’ultima spiaggia che hanno i finiani di mostrare la loro coerenza. Non si può sacrificare la legalità per equilibri di coalizione». Tra i finiani, almeno tra i più duri, il problema è sentito. Flavia Perina vorrebbe cambiare le parti del ddl su «reati spia (racket, estorsioni e traffico di rifiuti), multe agli editori e limiti alle intercettazioni ambientali». Ma Italo Bocchino osserva che, seppure il testo non rappresenta «la legge che vorremmo votare », quella norma è frutto di «un patto» nel Pdl. A 24 ore dallo scontro in Senato, il presidente Renato Schifani si sente con «la coscienza a posto» per aver dato tutte «le garanzie di approfondimento » del testo. E tornando sul battibecco tra Di Pietro e Napolitano a proposito della firma di quest’ultimo, osserva che il Capo dello Stato è un «punto di riferimento» e che «non va mai coinvolto quando il Parlamento legifera». -epolis-