Manovra, sicurezza 600 milioni in meno

luglio 16, 2010 categoria Dal mondo

Seicento milioni in meno, di cui 300 già nel 2011. Dopo il miliardo tagliato dalla Finanziaria 2008. La manovra approvata ieri in Senato lascia un segno profondo sulla pubblica sicurezza: «Seicento milioni in meno, tra blocco dei contratti e degli avanzamenti di carriera», spiegano in coro i sindacati delle forze dell’ordine. «Secondo la manovra, non sarà possibile superare il reddito 2010 per i successivi 3 anni. Così chi nel 2010 ha lavorato in ufficio o era in maternità non potrà essere utilizzato per le notti o in servizi di ordine pubblico», continua il Sap, Sindacato Autonomo di Polizia. Il Fondo di 160 milioni di euro previsto in manovra (80 per il 2011, 80 per il 2012), per le organizzazioni, non cura le ferite: «Divisi per tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine, fanno 12 euro a testa». Roma è il simbolo della situazione, della sicurezza che stenta presidiare le strade. Con i commissariati di Centocelle, Rai Tv, Torpignattara e Porta Pia che rischiano la chiusura, dai primi di agosto 19 altri presidi di polizia (il 50% del totale) chiuderà i battenti dopo le 20 per «ottimizzare le risorse umane e finanziarie che vanno riducendosi». Ma la situazione si riverbera ad ogni latitudine del territorio nazionale: a Napoli il questore Santi Giuffrè ha chiesto la chiusura del commissariato di San Ferdinando. E mentre gli uffici di polizia spengono le luci, scoppia la bufera sulle scorte dei potenti. «Fino a 3.500 poliziotti, nella sola città di Roma, 5.000 in tutta Italia, sono impegnati quotidianamente nei servizi di scorta e tutela a personaggi della politica e dello spettacolo», spiega Giorgio Innocenzi, segretario generale del Consap, la Confederazione sindacale autonoma della Polizia. Lunga la lista degli ex: Giuliano Amato, ex primo ministro e ora presidente della Fondazione Treccani, ha una scorta di 10 uomini (l’attuale ministro dell’Interno Maroni ne ha soli 3 in più); Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo economico fresco di dimissioni, ne ha 9; solo 4 per l’ex sottosegretario Carlo Taormina. A quota 5 Dario Franceschini, capogruppo Pd alla Camera, Guido Bertolaso (capo della Protezione civile), Maurizio Costanzo. C’è anche il senatore dell’Utri, condannato in Appello a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, che ne ha 4. -leggo.it-