Italia, 2011: un neonato può morire di stenti
gennaio 11, 2011 categoria Dal mondo
Aveva appena 23 giorni il piccolo Devid Berghi. Viveva con il gemello, una sorellina di un anno e mezzo e la mamma in strada e spesso nella Sala Borsa, la biblioteca civica multimediale, per cercare riparo dal freddo, nel cuore della civilissima Bologna. Devid è morto il 5 gennaio in seguito a una crisi respiratoria all’ospedale Sant’Orsola, dove è giunto il giorno prima febbricitante e con evidenti segni di denutrizione, conseguenza delle difficili condizioni in cui viveva. Insieme a lui nel reparto pediatria sono stati ricoverati anche i due fratelli per precauzione, ma le loro condizioni per fortuna sono subito risultate buone. La mattina del 4 gennaio intorno alle 7 e mezzo un’ambulanza ha soccorso il piccolo in piazza Maggiore e lo ha trasportato d’urgenza al pronto soccorso del policlinico bolognese, dove i medici si sono subito resiconto che le suecondizioni erano disperate. Non si sa chi ha avverto il 118. Fatto sta che il piccolo Devid è stato subito portato in rianimazione, dove i medici hanno tentato di tutto per salvarlo, saltando anche i riposi. La madre, 35 anni, italiana, come pure il padre, anche lui italiano, e i loro figli vivevano per strada. Di giorno nella calda Sala Borsa di piazza Nettuno, quando potevano. Di notte dove trovavano riparo, anche se chi li vedeva in giro, ora dice che spesso dormivano all’addiaccio. E a Bologna di notte in inverno la colonnina del mercurio scende spessissimo sotto lo zero. Una scelta determinata da condizioni disagiate, anche se formalmente la famiglia risulta ancora residente in un appartamento di via delle Tovaglie, non lontano dal centro. Bologna ora è sbigottita per questa vicenda dolorosissima, avvenuta nei giorni dello shopping e delle feste natalizie. Una storia che solleva molti interrogativi. Come è possibile che nessuno si sia preoccupato di questa donna segnata dal disagio con due neonati al seguito nell’opulenta Bologna? «La madre ha sempre rifiutato aiuti e assistenza», racconta ora Anna Maria Cancellieri, commissario straordinario di Bologna. In passato la donna aveva avuto altri due bambini che le erano stati tolti dai servizi sociali e dati in affido. «In occasione di un pranzo di solidarietà, l’ultimo dell’anno- prosegue Cancellieri – era stata avvicinata da due operatori che le hanno chiesto se aveva bisogno. Ma come aveva fatto altre volte, non ha chiesto nulla». Il Comune e la Regione stanno ora facendo accertamenti per mettere insieme un quadro più completo sulla coppia. Come pure sta cercando una quadra la magistratura, che ha aperto un’inchiesta. Per il direttore della Caritas diocesanadi Bologna Paolo Mengoli,invece, la situazione è molto chiara: «C’è una carenza dei servizi sociali. A questa città manca un vero padre di famiglia. Si dovrebbero valutare le situazioni, anziché rimandarle alle calende greche ».


