Mexes: niente Juve, non si muove
febbraio 24, 2010 pubblicato da: Alessandra
categoria In primo piano
«Mexes non si muove da Roma». Juventus avvertita. La risposta secca e chiara al presunto interessamento bianconero per il difensore francese è arrivata ieri da parte della società giallorossa e non lascia, per il momento, spazio a dubbi. L’indiscrezione, apparsa sul sito sportivo di Mediaset, parlava di una richiesta di 16 milioni da parte della Roma con la Juventas disposta a venire incontro ai giallorossi offrendo una robusta contropartita tecnica. «Un’invenzione» secondo i vertici giallorossi che considerano Philippe Mexes uno dei punti fermi della Roma del presente e soprattutto del futuro. La voce aveva assunto una certa consistenza soprattutto dopo il nuovo furto subìto in casa sabato notte, mentre lui era in ritiro: era opinione diffusa che il calciatore fosse ormai stanco e che, magari, anche la moglie, che era in casa con quattro bambini, potesse fare pressioni. Invece, sembra che il giocatore abbia soltanto intenzione di cambiare casa. Il contratto di Mexes scadrà nel 2011, ma da Trigoria fanno sapere che ci sarà tempo per discutere il rinnovo.
La maxi-frode corre sul filo
febbraio 24, 2010 pubblicato da: Alessandra
categoria Dal mondo
Riciclati 2 miliardi, bufera su Fastweb e Telecom. Ordini d’arresto per Scaglia (all’estero) e il senatore Di Girolamo. «Una delle più colossali frodi della storia italiana». Una gigantesca piovra dai tentacoli ramificati in tutta Europa che riciclava denaro sporco per 2 miliardi di euro e ha evaso 400 milioni alle casse dello Stato. Fastweb, Silvio Scaglia, Telecom Italia, il senatore Di Girolamo e la ’ndrangheta al centro di «una fitta rete di relazioni con appartenenti alla criminalità organizzata e ad associazioni di tipo mafioso e prestanome stranieri»: 56 arresti, sequestri per centinaia di milioni per l’ultimo, colossale scandalo italiano. La «strage della legalità», l’ha chiamata il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, che con il capo della direzione distrettuale antimafia di Roma, Giancarlo Capaldo, ha svelato i dettagli dell’operazione Phunchard-Broker. I reati: associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e al reimpiego di capitali illecitamente acquisiti attraverso un articolato sistema di frodi fiscali. Il denaro veniva ripulito con fatturando servizi telefonici e telematici inesistenti, venduti a Fastweb e Telecom Italia Sparkle dalle società italiane Cmc, Web Wizzard, I-Globe e Planetarium che evadevano l’Iva per 400 mln e li trasferivano all’estero: «Un eccezionale danno per lo Stato». I nomi sui mandati d’arresto fanno tremare i polsi al mondo della finanza: Silvio Scaglia, fondatore di Fastweb, ricercato all’estero; Stefano Mazzitelli, ex ad di Telecom Italia Sparkle; Nicola Di Girolamo, senatore del Pdl eletto nel collegio estero di Stoccarda; Luca Berriola, ufficiale della Finanza. Indagati Stefano Parisi, ad di Fastweb dal 2004 e Riccardo Ruggiero, all’epoca dei fatti presidente di Telecom Italia Sparkle. «Aggravante mafiosa» per il senatore di Girolamo, del Pdl. La sua elezione sarebbe stata favorita da un broglio: la ‘ndrangheta avrebbe acquistato schede elettorali tra gli immigrati calabresi a Stoccarda, votando poi per lui. «Roba da fantascienza», si è difeso il parlamentare. (leggo.it)
Riise carica la Roma e punta a campionato e Coppa
febbraio 24, 2010 pubblicato da: Alessandra
categoria In primo piano
(Leggo.it) «Europa League o scudetto? Io voglio tutto». Non usa mezzi termini John Arne Riise, detto il rosso. Il norvegese, alla seconda stagione in giallorosso, rappresenta al meglio l’emblema di una Roma ambiziosa, combattiva, che non molla mai e che domani si giocherà il passaggio agli ottavi di Europa League contro il Panathinaikos, «un avversario difficile», come sottolinea “Thunderbolt”. Riise è l’unico nello scacchiere di Ranieri a non aver mai usufruito del turn-over. Vuoi per il suo splendido periodo di forma, vuoi per la mancanza di alternative (Tonetto è ancora convalescente). Ma all’ex difensore del Liverpool questa situazione non dispiace affatto: «Fosse per me giocherei tutti i minuti di tutte le partite. Più gioco, meno mi stanco». Grinta da vendere per quello che è diventato uno degli idoli della Sud, una curva dai gusti non facili, che si rivede nello spirito guerriero, ma mai scorretto o ruffiano di Riise. Domani servirà proprio questo alla Roma di Ranieri, in una sfida da dentro o fuori che i giallorossi disputeranno nel fortino dell’Olimpico dove vince ininterrottamente da 14 partite. Una in più del mitico Campo Testaccio anni ‘30, dove “ogni partita è ‘na vittoria”, due in meno della Roma tricolore di Liedholm. Nella sfida con i greci, che ritroveranno Gilberto Silva, è indispensabile vincere con un gol di scarto. Un gol che non potrà arrivare da Totti e Toni, indisponibili anche per la gara di domenica col Napoli. Oltre alla coppia nazionale (finora mai vista in giallorosso) mancherà anche Julio Sergio, mentre c è un cauto ottimismo per Pizarro. Il cileno non si è allenato neanche ieri, ma basterà la seduta di oggi per riaverlo fra i disponibili, o almeno fra i convocabili. In difesa ballottaggio fra Mexes e Burdisso, al fianco di Juan, mentre Cassetti e Motta si contenderanno la fascia destra. Perrotta tornerà a giocare dal primo minuto al fianco di Taddei e Baptista e dietro a Vucinic. Sulla fascia sinistra, manco a dirlo, ci sarà John il rosso. Maniche corte e sinistro pronto a fare male. Come piace a lui, e come piace ai tanti tifosi giallorossi che domani cercheranno di riempire un Olimpico che non conosce il tutto esaurito da tempo. «Ci serve la spinta dei nostri tifosi», parola di Riise.
Inter-Chelsea, Mou tra stangata e il suo passato dice: giocheremo all’attacco
febbraio 24, 2010 pubblicato da: Alessandra
categoria Sport
L’Inter non segna un gol contro avversarie inglesi dal novembre 2003. Il Chelsea ha perso solo uno degli ultimi 22 euro-match disputati (1-3 con la Roma) e non ha segnato solo una volta (0-0 nel 2009 col Barcellona). A scorrere le statistiche, non pare esserci gara nell’andata contro i Blues di Ancelotti stasera al Meazza. José Mourinho contro il suo passato. Riuscirà lo Special ad abbattere lo scoglio ottavi di finale di Champions League, contro cui l’Inter sbatte puntualmente da tre stagioni di fila? La vigilia, con la maxi-squalifica post Sampdoria (venerdì sarà discusso il ricorso), non è stata delle più tranquille, nonostante la visita serale ad Appiano Gentile di Moratti. Ieri Mou sulle prime ha cercato di svicolare: «Non è la conferenza stampa giusta per parlare di ciò che è successo nel campionato italiano. Qui si parla solo di Champions». Poi, stimolato sugli arbitri, una frecciata l’ha regalata, anche se non c’è alcuna spiegazione sull’ormai mitico gesto delle manette: «Voglio sapere qual è il primo arbitro italiano che ha il coraggio di dire che José Mourinho lo ha insultato. Questa è la mia sfida: che arbitro può dire che lo ho insultato?». Il clima attorno all’Inter? Mourinho l’ha buttata sul meteo: «Abbiamo giocato con neve, pioggia sole. Ora non farà molto freddo, e il campo è in buone condizioni. Lo stadio sarà pieno, mi aspetto una grande partita e un grande clima…». Sfida nella sfida, quella col “nemico” Ancelotti: «Lui dice che tutta l’Italia tiferà contro di me? Sarà perché lo sa, o perché glielo ha detto qualcuno, o forse perché fa parte di un clan». Una partita che non avrà un favorito: «Due squadre di qualità, difficile dire chi sia il favorito. Il Chelsea non entra mai in campo per un pareggio, e nemmeno lo fa l’Inter. Mi aspetto emozioni, e se possibile di spettacolo, anche se a volte fra due big non viene fuori un grande show. L’Inter non sarà più difensiva del solito perché l’avversario è duro. Sarà una sfida su 180 minuti, o forse 30 in più. La prima gara è importante, ma sicuramente lo è di più la seconda». Nessuna emozione sul suo passato londinese: «Conosco bene il Chelsea, ma questo non significa che sarà più facile. A volte è più difficile». Sul piumino d’ordinanza stranamente non compare lo scudetto italiano. Gesto polemico? «Deve averlo rubato qualcuno… – allude Mou -. Ma c’è lo stemma dell’Inter, che è il più importante. E faccio una cosa che non ho mai fatto. Lo bacio». Chissà se stasera alle 22,30 il popolo interista ricambierà l’affetto. (leggo.it)
Muore a 3 anni: medici indagati
febbraio 24, 2010 pubblicato da: Alessandra
categoria Dal mondo
La piccola Luigia Lanzano, 3 anni, ha lasciato solo spazio per il dolore e la rabbia. Mamma e papà chiedono giustizia dopo essere stati bollati come i «soliti napoletani piagnoni» mentre la loro bimba moriva a poche ore dall’ingresso nel pronto soccorso dell’ospedale di Ravenna. L’autopsia chiarirà le cause entro 60 giorni. Ma la Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari e i disavanzi sanitari regionali, ha aperto un’indagine sulla vicenda. Per i responsabili dell’Asl ravennate non ci sarebbe stata alcuna defaillance né i medici avrebbero pronunciato l’espressione denigratoria «è una cultura che non ci appartiene». Intanto il pm Monica Gargiulo ha indagato due camici bianchi: la pediatra che aveva seguito la bimba e un medico del pronto soccorso. Luigia, figlia minore di una giovane coppia originaria di Afragola (nel Napoletano) e da anni residente a Cervia, era giunta in ospedale verso le 18.35. «Pareva impaurita, tremava, chiedeva sempre della mamma» – hanno riferito alcuni operatori. Intorno alle 22.30 il suo cuore ha smesso di battere. «Ho passato la domenica a tentare di capire cosa fosse successo. Ho ascoltato tutti quelli che l’hanno visitata – sottolinea Andrea Neri, direttore sanitario dell’ospedale romagnolo – la bimba era sotto shock, con difficoltà respiratoria ed in stato soporifero». Già il 26 gennaio scorso era stata portata in pronto soccorso, dimessa con sindrome gastrointestinale. Poi una visita specialistica che riscontra solo una tonsillite curabile con antibiotici. Ma nel pomeriggio di venerdì scorso la situazione precipita, la febbre schizza a 40. Quindi il decesso. Di una piccola napoletana. (leggo.it)
L’isola ha sette vite
febbraio 23, 2010 pubblicato da: Alessandra
categoria Dal mondo
Domani su Raidue torna il reality, settima edizione. La Ventura: «Cast eccellente». In lizza anche i “Figli di…”. Altro che crisi del settimo anno. L’Isola dei famosi è pronta a tornare, per la settima edizione da domani in prima serata su Raidue, e non è mai stata così bene. Almeno stando al piglio della conduttrice storica Simona Ventura, che ieri a Milano ha detto di «aver allestito uno dei migliori cast di sempre». Certo, resta sempre quello sfizio da togliersi («Alberto Tomba: ogni anno lo corteggio, e ogni volta dice di no»), ma la macchina è talmente perfetta che l’ottimismo si versa in dosi da cavallo. Ci saranno i “vip” (dieci, tra cui Aldo Busi, il tronista Federico Mastrostefano, Loredana Lecciso e Sandra Milo), i “nip”, cioè gli sconosciuti (sei, tra cui un personal trainer e una combattiva estetista barese) e – novità di questa edizione – pure quattro “Figli di…”, rampolli di personaggi famosi che, dalla terza puntata, potranno giocarsi l’accesso all’isola. Identikit segreto, ma c’è già chi parla di Roberto Fiacchini, figlio adottivo di Renato Zero, e Daniele Battaglia, figlio del Pooh Dodi. Nuova location – in Nicaragua, nella splendida Cayos Perlas – e stessa formula: «Nessun copione fisso, dipende tutto dai naufraghi», spiega la Ventura. L’Isola mancava da un anno e mezzo dagli schermi e – dichiara papale il nuovo direttore di rete Massimo Liofredi – «realizzare due X Factor nel giro di un anno e ritardare l’Isola è stato a mio parere un errore del mio predecessore (Antonio Marano, ndr)». Questo perché, come dice la Ventura, «l’Isola è il mio Sanremo». I timori per le provocazioni che potrebbero arrivare dalla partecipazione di Aldo Busi sono disinnescati da SuperSimo: «Da tempo volevo un intellettuale, Busi è uomo di grande spessore, chi teme turpiloqui resterà deluso». Anzi, Busi è atteso ad elevare lo spirito dei naufraghi: «Gli spediremo estratti letterari da leggere ai compagni – spiega la Ventura – Platone e Petrarca». E dopo l’Isola, la Ventura non direbbe no a un nuovo X Factor: «Ma dovrebbero cambiare alcune cose, a cominciare dai condizionamenti delle case discografiche. E poi vorrei Morgan, come no. Lo vorrei anche come concorrente all’Isola, prima o poi». (leggo.it)
I Raccomandati dopo gli Amici
febbraio 23, 2010 pubblicato da: Alessandra
categoria Dal mondo
(leggo.it) Se hanno vinto o sono arrivati sul podio, qualcuno li ha votati. Più di qualcuno, molti, moltissimi, i più. E la voluntas populi in Italia legittima qualsiasi cosa, o quasi. Ma le modalità con cui il televoto ha consegnato il Festival di Sanremo a due creature dei talent show e all’improbabile trio Pupo-Emanuele Filiberto-Luca Canonici non convincono. Dato per scontato che a votare con gli sms sono i giovani, che consumano pollici e indici sul telefonino per far vincere il proprio “artista” preferito ad Amici o X Factor (fucine del talento di Valerio Scanu e Marco Mengozzi), c’è dell’altro. Scrive Il Secolo XIX: il numero telefonico cui si dovevano inviare gli sms, il 48444, è lo stesso utilizzato in un altro prodotto Rai, I Raccomandati. E chi conduce il programma (in onda dall’8 gennaio al 12 febbraio, 4 giorni prima del Festival)? Pupo, affiancato dal rampollo di casa Savoia, oggi cantante, ieri ballerino e aspirante politico. Ieri del caso si è occupata Striscia la Notizia. Valerio Staffelli ha consegnato il Tapiro al Principe e a Pupo (che nel 1993 confessò di aver sborsato 25 milioni di lire per comprare il 4° posto nel 1984). Il tg satirico ha poi raccolto la testimonianza della responsabile di un call center di Rimini: «L’anno scorso ho avuto diverse richieste per comprare i televoti a Sanremo. Si è rivolto a noi anche qualcuno che quest’anno si è posizionato in una zona alta. Nel 2009 non acquistò i voti. Arrivando in una posizione del genere, può darsi che quest’anno qualcosa abbia fatto». Un giro d’affari tra i 15 e i 30 milioni di euro, quello del televoto, che non è regolamentato e va bloccato, denuncia l’Adoc: «Ci sono ragazzi che hanno speso anche 235 euro per puntata».
Freddato sotto gli occhi del figlio
febbraio 23, 2010 pubblicato da: Alessandra
categoria Dal mondo
È stato ucciso, sotto gli occhi del figlio, mentre lavorava nel suo distributore di benzina Shell a Gorla Minore, nel Varesotto, freddato con due colpi d’arma da fuoco, in quello che quasi con certezza è stato un tentativo di rapina, da parte di un uomo che ha fatto perdere le tracce. Angelo Canavesi, 68 anni, verso le 7.40 aveva appena prelevato dal distributore automatico l’incasso del week end e lo stava riponendo nella cassa, nel gabbiotto di fianco alle pompe, quando, secondo i carabinieri, un uomo si è avvicinato e gli ha puntato contro una pistola automatica. Forse il benzinaio, descritto come un uomo energico, ha reagito. È nata una colluttazione, e Canavesi è rimasto a terra colpito all’addome. Il rapinatore è salito a bordo dell’auto della vittima, una Ford Fiesta rossa, ed è fuggito senza toccare l’incasso, un migliaio di euro. È stato il figlio di Canavesi, Emanuele, a scoprire dopo pochi istanti il cadavere del padre, mentre una donna, che accompagnava la figlia a scuola e avrebbe assistito alla fuga del rapinatore, ha chiamato subito i soccorsi. Subito sono stati allestiti dai carabinieri dei posti di blocco in tutta la provincia. Controlli e perquisizioni anche fra i pregiudicati della zona: l’aggressore conosceva le abitudini del benzinaio, che ogni lunedì mattina ritirava l’incasso. La Ford Fiesta del benzinaio è stata ritrovata dopo alcune ore a Olgiate Olona, poco distante, abbandonata in una strada del centro. Gli amici e i parenti descrivono Angelo Canavesi come «una persona stupenda». Non aveva mai subito rapine e forse per questo non aveva installato un sistema di videosorveglianza. Le tre Federazioni dei gestori dei distributori di benzina invitano i lavoratori a terminare il turno mattutino con un’ora di anticipo ed a chiudere gli impianti in concomitanza dei funerali di Angelo Canavesi. (leggo.it)
Dolce Montenegro
febbraio 23, 2010 pubblicato da: Alessandra
categoria In primo piano
(leggo.it) Da terzo incomodo a punto di riferimento. Mirko Vucinic, ovvero l’attacco giallorosso per le prossime due partite. Totti, infatti, sarà out per almeno una settimana, mentre Toni non si è allenato neanche ieri. ll motivo? Quel “tremolio” avvertito nei giorni scorsi all’altezza del gemello del polpaccio sinistro, quello lesionato in occasione della partita contro la Juventus, nell’ultima apparizione del bomber con la maglia giallorossa. Il percorso di cicatrizzazione non è completato, nonostante l’ottimismo di qualche giorno fa espresso dallo stesso Toni. Lo staff sanitario ha insistito, quindi, per fargli svolgere esclusivamente fisioterapia. Una frenata che esclude Toni dalla lista dei convocati per giovedì e che ne mette in dubbio la presenza (in panchina) contro il Napoli. L’altro illustre infortunato si chiama Francesco Totti. Il capitano ha deciso, per il bene suo e della Roma, di fermarsi per recuperare al meglio. Il lavaggio del ginocchio di lunedì scorso costringerà Francesco ad una sosta più lunga di quello che era lecito aspettarsi prima. Totti rientrerà probabilmente a metà marzo anche se il vero obiettivo del numero 10 è quello di esserci in campo contro il Milan nella sfida del 7 marzo. Nella seduta di ieri era assente anche Pizarro. Le sue condizioni però non sono allarmanti e contro i greci il cileno ci sarà. In una squadra che nel girone di ritorno ha la migliore difesa della serie A, il vero e unico problema, quindi, riguarda l’attacco che il prossimo anno potrebbe essere rinforzato dall’arrivo a parametro zero di Adriano. Il suo procuratore ha confidato ieri a laroma24.it tutta la voglia del suo assistito di sbarcare a Roma: «Mi ha riferito già in passato che la Roma sarebbe la migliore soluzione. Un’ipotesi da prendere in seria considerazione». L’unica certezza per ora si chiama comunque Vucinic, che domenica ha regalato alla Roma 3 punti d’oro e che guiderà i giallorossi contro Panathinaikos e Napoli. Il montenegrino che stenta nel girone d’andata, ma poi prende pian piano velocità come un diesel. Lo dimostrano le ultime primavere giallorosse (è ancora viva negli occhi dei tifosi la rete storica al Bernabeu nel marzo 2008). In attesa che Totti e Toni recuperino, che Menez si svegli e che Baptista riprenda confidenza con il gol (il brasiliano è fermo a quota 1) c è solo il talento del Montenegro. Di questi tempi più dolce, che amaro.


