Cantavo nei paesi, ora ho vinto Amici
Marzo 31, 2010 pubblicato da: Alessandra
categoria Dal mondo
Emma, dopo il trionfo al talent di Canale 5, è incredula: «Non dimentico da dove vengo, devo tutto alla famiglia» Oggi canta «solo sotto la doccia» ma da domani «voglio cantare ovunque: se verrà Sanremo bene, sennò va bene pure la sagra della polpetta». Emma Marrone, fresca vincitrice (annunciata) di Amici 9, non dimentica le sue radici e la gavetta fatta per arrivare in fondo alla finalissima del talent condotto da Maria De Filippi. «Sono cresciuta nei locali, cantando con diversi gruppi - spiega Emma ricordando i suoi show di paese - . Ma il primo a lanciarmi nella musica è stato mio padre, chitarrista, che fa musica da sempre: devo tutto alla mia famiglia. Io vengo da un piccolo centro del Salento, dove già fare un lavoro normale è difficile, figuriamoci dire che vuoi fare la musicista. Ma per fortuna ho avuto dalla mia parte una famiglia che mi ha sempre sostenuto, grazie alla passione per la musica di mio padre». Adesso, ammette di avere «un po’ di paura ad uscire fuori, dopo tanti mesi di vita organizzata e la guida di Maria», spiega rifendosi alla chioccia della conduttrice. Emma (che aveva già vinto il talent di Italia 1 Superstar nel 2003, «ma alla fine ho rescisso il contratto perchè mi sembrava che il tempo passasse senza che si concludesse nulla») ha 26 anni e alle spalle un diploma di Liceo Classico e il sogno di bambina di «fare la ginnasta o la ballerina». Oggi, considerando il passato trionfale di Marco Carta e Valerio Scanu, “vede” Sanremo. E vede pure 200mila euro: «Non ci posso pensare alla cifra che ho vinto, non so nemmeno come si legge quel numero». In attesa di diventare una star, le hanno consegnato il suo primo disco di platino gì conquistato dall’ep Oltre. «Ma il disco di platino quante copie sono?». Circa 60.000. «Questa è una botta!». Una bella botta sì. Di vita. (leggo.it)
Ricky Martin fa outing: orgoglioso di essere gay
Marzo 31, 2010 pubblicato da: Alessandra
categoria Dal mondo
La popstar Ricky Martin, padre di due bimbi, fa outing: «Ma è una cosa dolorosa». E non è il primo nello spettacolo. Era il simbolo del “macho latino”, lo sciupafemmine della musica pop da due anni orgoglioso padre di due bambini. Peccato che fosse tutto finto: «Sono orgoglioso di essere gay - ha urlato ieri al mondo Ricky Martin attraverso il suo blog - e accetto la mia omosessualità come un regalo. In passato ho avuto paura, ma non rivelando la mia natura ho sabotato la mia vita. È arrivato il momento della verità». Un annuncio «intenso, angosciante e doloroso - ha detto il cantante trentottenne - ma anche liberatorio», che ha scioccato le sue fan e un po’ meno le sue ex fiamme: «La sessualità di una persona è un fatto intimo - ha detto la sua ex compagna (ed ex Miss Universo) Alicia Machado - ci sono cose più importanti: Ricky è solo un grande artista». A ritardarne la confessione, arrivata dopo anni di “rumors”, la preoccupazione per il destino di una carriera costruita sull’onda del testosterone: ora Martin se ne fa una ragione («Che succederà da oggi? Chi lo sa»), unendosi al gruppo delle star “liberate” da outing più o meno ufficiali. E se il mondo della musica si è dimostrato tollerante con i gusti sessuali dei suoi miti, dalle follie di George Michael ai vezzi di Elton John fino alla bisessualità di Madonna, quello del cinema è da sempre stato più crudele. Fece bene a dichiararsi, negli anni ‘80, il sex symbol Rupert Everett che rilanciò la sua carriera in chiave “principe azzurro gay” dopo Il matrimonio del mio miglior amico, fece malissimo il mitico Rock Hudson, che per colpa di un outing perse la carriera. Male andò nel 1998 a Ellen De Generes, conduttrice americana che pagò con il posto di lavoro un outing in prima serata, mentre Jodie Foster ha dovuto aspettare il 2007 per uscire allo scoperto con la compagna Ciden Berard, dopo 15 anni di convivenza e due figli. Pochi gli outing italiani, alcuni scontati (fu il caso di Leo Gullotta) altri più sorprendenti, come quello dell’attore-produttore Andrea Occhipinti: «Se si è un sex symbol - disse compiendo 50 anni - è davvero scomodo essere gay». E c’è chi dice che George Clooney, nascosto dietro a un paravento di nome Canalis, ne sappia qualcosa. (leggo.it)
Mou, doppia sfida: Balotelli e Cska
Marzo 31, 2010 pubblicato da: Alessandra
categoria Sport
Leggo.it - Champions. Stasera l’Inter ospita i russi. Mario: «Ho ragione e non chiedo scusa». «Non parlo dei non convocati». José Mourinho utilizza la solita tattica per confermare che tra lui e Mario Balotelli la pace è tutt’altro che firmata. L’attaccante non è stato convocato nemmeno stavolta: niente andata dei quarti di finale di Champions League contro il Cska Mosca stasera a San Siro. Mario non l’ha presa bene: è sgommato fuori dalla Pinetina con la sua Audi coupé nera (l’auto di molti giocatori milanisti…) mentre ancora i compagni erano sotto la doccia dopo la rifinitura. E in serata ha calato l’asso che rischia di diventare la frattura definitiva col tecnico portoghese. «Non sono così stupido da saltare cinque partite: se avessi dovuto chiedere scusa, lo avrei chiesto dopo la prima: avendo ragione io, non chiedo scusa», ha detto intervenendo al telefono in tv al Chiambretti Night. Anche col Chelsea negli ottavi Balotelli non c’era. Ora Mourinho, tornato a parlare ma senza mezzo sorriso, ha l’incubo di un calo di tensione contro un avversario alla portata. «L’Inter sta facendo una grande Champions, la migliore negli ultimi anni. Otto partite, 4 contro due delle migliori squadre del mondo: abbiamo perso solo a Barcellona, la sfida col Chelsea è stata fantastica, il modo in cui abbiamo giocato sotto pressione e Kiev e col Rubin è stato importante. Faremo di tutto per arrivare in semifinale. Mi aspetto anche un grandissimo supporto dal pubblico di San Siro. Col Cska sarà una partita bruttina, contro una squadra molto chiusa che ci obbligherà a giocare con molta attenzione. Sarebbe stato meglio giocare la prima a Mosca». Un Mourinho stile spia russa che parla di una “zona grigia” nel Cska. «Se due giocatori, in un controllo antidoping, vengono trovati con una sostanza non consentita, c’è una macchia grigia». Mou si riferisce alla squalifica di un turno inflitta a Ignashevich e Aleksei Berezutski, colpevoli di non aver rispettato il regolamento antidoping al termine della sfida col Manchester United del 3 novembre scorso. Il Cska si era giustificato parlando di semplice errore burocratico e aveva pagato un’ammenda di 25.000 euro. A chi gli chiede di un finale di stagione zeppo di impegni e da affrontare col fiato corto in campionato, Mourinho punge: «Io penso partita dopo partita, ma un professionista di calcio che si allena bene, dorme ben e beve acqua può giocare tutte le partite senza problemi». Infine lascia intende che in Italia continuerà il silenzio stampa: «In campionato mi fa bene. Il mio lavoro è stare più vicino possibile alla squadra. E non parlare di campionato italiano, mi permette di andare in panchina e non essere squalificato». Chi pensava a un Mourinho conciliante, è servito.
Della Valle: non sono più il patron della Fiorentina
Marzo 31, 2010 pubblicato da: Alessandra
categoria Sport
Doccia fredda per Firenze, che si risveglia senza parte della famiglia Della Valle. Il presidente onorario, Diego Della Valle, lascia. Ora si tratta di capire quali ripercussioni avrà sul futuro viola. Con l’esortazione ai tifosi «di far sì che mio fratello Andrea rimanga vicino alla società», Diego passa la palla ad Andrea, che lo scorso settembre si era dimesso da presidente. Il mancato accenno a Prandelli, nella lettera, non appare casuale. Ma la risposta del tecnico è arrivata immediata sempre dal sito ufficiale viola: «Cesare Prandelli comunica la sua intenzione di rimanere a Firenze senza dubbi e perplessità, rispettando così il contratto che lo lega alla società viola», e che scadrà nel 2011. Ecco dunque il primo risultato concreto, il tecnico mette fine alle voci che lo volevano alla Juve o in Nazionale e rimane a Firenze Il comunicato arriva alle 16.1. La lettera aperta di Diego Della Valle recita «Scrivo a tutti quelli che vogliono bene alla Fiorentina per comunicare che da oggi non sarò più il Patron della Società. Vedere la società messa da molti sul banco degli imputati senza aver commesso nulla se non difendere con forza i valori e la dignità della maglia viola non è per me accettabile e soprattutto non è giusto. Ai tifosi veri dico di tenere gli occhi aperti e di non farsi usare…». (leggo.it)
Adesso arriva il bello
Marzo 31, 2010 pubblicato da: Alessandra
categoria In primo piano
Leggo.it - Totti punta alle stelle. E mette in guardia i compagni. Il Capitano crede nelle scudetto e non si nasconde: «Essere dove siamo è già una vittoria, ma vogliamo ancora di più». «Ora arriva il bello - sogghigna Francesco - ma anche il difficile, l’euforia può fare brutti scherzi. Per questo motivo dobbiamo esser compatti, fare squadra e giocare fino alla fine tutte le partite come se fossero una finale di coppa del mondo». Già, i Mondiali: il bookmaker inglese Stanleybet quota 1,70 il ritorno in azzurro della coppia Totti-Toni. Ma lui, mister life is now, per ora ha in testa solo la Roma, come recitava un coro della Sud di qualche anno fa: «Sabato sarà una partita importante, decisiva. Sicuramente ci saranno tanti, tantissimi tifosi che ci sosterranno come nella trasferta dell’anno dello scudetto, non possiamo permetterci nessun errore». La trasferta di Bari vedrà un vero e proprio esodo di supporter verso il San Nicola: circa 16.000 i tagliandi richiesti ma la società pugliese potrebbe mandarne altri 4.000 entro dopodomani. Totti scalda il motore e, vista anche la duplice assenza per squalifica di Perrotta e Mene, si prepara a tornare titolare dal primo minuto: ieri si è allenato in solitaria un’ora prima dei compagni e poi ha sostenuto gli esercizi con i compagni. Un superlavoro per essere al top. Lui, d’altronde, coi galletti ha un conto aperto: all’andata segnò una tripletta («Speriamo si metta una mano sulla coscienza», ha scherzato ieri il mister del Bari Giampiero Ventura). Sabato spera di fare il bis e regalare altri tre punti per continuare a sognare. Chi non sogna, ma vola tre metri sopra il cielo è Julio Sergio: «Essere dove siamo è già una vittoria, ma vogliamo ancora di più. Ci sono ancora tanti punti in palio e noi lotteremo per il titolo». Il portiere che sulla sua permanenza a Roma deve ancora avere l’ultima parola anche se, assicura: «Le cose sono a buon punto. Sto aspettando di rinnovare, ma siamo già in una buona fase. Voglio rimanere qui ancora e magari tornare in Brasile tra tre o quattro anni».
Inferno nel metrò
Marzo 30, 2010 pubblicato da: Alessandra
categoria Dal mondo
Leggo.it - Mosca, sfida dei ceceni: due donne kamikaze fanno 38 morti. Putin: «Eliminare i terroristi». L’inferno in terra è arrivato all’improvviso nel cuore della città, a due passi del Cremlino. Il terrorismo è tornato a colpire il metrò di Mosca. Due donne kamikaze si sono fatte esplodere in mezzo ai viaggiatori, causando 38 morti e oltre 100 feriti. Investigatori, analisti e politici non hanno dubbi: l’attentato ha matrice cecena. Lungo la linea Sokolniceskaia il traffico del lunedì mattina scorre tranquillo. Ore 7.56 (5.56 in Italia), il primo ordigno, 2 o 3 chili di tritolo, esplode all’altezza del secondo vagone, il treno si è appena fermato alla stazione Lubianka. Quaranta minuti dopo la seconda deflagrazione, alla fermata Park Kulturi. A saltare in aria è il terzo vagone del convoglio, che viaggia in direzione contraria rispetto al primo. Nelle viscere di Mosca è carneficina. La polizia è sulle tracce di altre due donne e un uomo, ripresi dalle telecamere a circuito chiuso. «Parti dei corpi ritrovati sui luoghi degli attentati ci consentono di dire che i kamikaze erano donne», fa sapere la polizia: una di loro era giovane di 18-20 anni. Dovevano essere in tre: nella stazione di Park Kulturi, è stata trovata una cintura inesplosa. L’incubo ritorna. L’ultimo attacco a Mosca avvenne il 31 agosto 2004: una donna si fece esplodere fuori da una stazione del metrò: i morti furono 10. Sei anni dopo, il Caucaso resta una polveriera. Dopo l’eliminazione dei capi della guerriglia in Cecenia, i ribelli si sono riorganizzati e non vogliono più l’indipendenza ma la costituzione di un emirato del Caucaso sotto la guida di Doku Umarov, che il 14 febbraio scorso ha lanciato con un video l’ultima minaccia, promettendo di portare la guerra «nelle case dei russi». Ieri la risposta del premier Putin: «I terroristi saranno eliminati».
Juve sotto il tiro ultrà
Marzo 30, 2010 pubblicato da: Alessandra
categoria Sport
Leggo.it - Lo scappellotto a Zebina è l’ultimo capitolo di quel racconto pulp che è il tifo bianconero. Una stagione d’inferno. In curva e in campo. Dal ritiro di Pinzolo fino alla scorsa domenica, ennesimo giorno di ordinaria follia. E’ l’estate 2009 quando un gruppo di juventini presenti in Val Rendena cominciano a scaldare i motori insultando quel “mercenario napoletano” di Cannavaro. L’anno precedente, due scritte inequivocabili: “Ibra zingaro” e “Balotelli africano”. Sono le prove tecniche di quel “non esiste un negro italiano” che l’anno scorso è costato alla Juve multe salate e una partita a porte chiuse contro l’Atalanta. Ma lo squallore ultrà va pure in tournée in Europa al seguito della squadra. A Bordeaux non è bastato l’intervento dello speaker per sedare i cori razzisti anti Balotelli. Si sono dovuti scomodare il ds Secco e Buffon, che i suoi sostenitori chiamano “camerata”. A Londra, contro il Fulham, dopo l’inno d’Italia con saluto romano incorporato, nel mirino è finito Zebina, con successivo scambio di gesti osceni. E siamo agli ultimi giorni: curva chiusa per razzismo contro la Roma, curve disertate contro l’Atalanta, lancio di uova e bottiglie contro il pullman sociale. E ancora: seggiolini divelti e bruciati, esplosioni di bombe carta, lanci di oggetti e cori infamanti. Tanto da diventare veri e propri strumenti di minaccia. E’ una specie di ricatto alla società, perché in questo campionato i canti razzisti della curva bianconera sono già costati poù di duecentomila euro di multe. Nonostante tutto questo, il presidente Blanc ha evitato lo scontro frontale. Anzi, il manager francese ha recentemente stigmatizzato il comportamento di Zebina e di Felipe Melo, entrambi colpevoli di aver reagito agli insulti. «La Juve è contro il razzismo», è il mantra del club. Ma sarebbe ora il caso di dire che la Juve è contro i suoi tifosi razzisti. Ieri, intanto, il presidente Abete ha ribadito la vicinanza della Federcalcio al club nella lotta alla violenza. Aspettando che Blanc corregga il tiro, non resta che dare voce a capitan Del Piero, uno che non ha paura di dire cose scomode: «Quello che è accaduto a Zebina non mi piace assolutamente. Quando attaccano un mio compagno, mi sento colpito. Adesso speriamo tutti che i nostri tifosi ci diano una mano”. E non una manata.
C’è bisogno di Balotelli
Marzo 30, 2010 pubblicato da: Alessandra
categoria Sport
Leggo.it - Inter tra crisi e Champions: Moratti preme su Mourinho per SuperMario Balotelli. «Lo scudetto? Un affare a tre». «Da qui in avanti serve attenzione. In campionato e in Champions League». E’ l’imperativo di Massimo Moratti alla sua Inter, dopo il ko di sabato contro Totti e compagni ha riaperto, di fatto, la corsa al tricolore e prima della sfida di domani sera, al Meazza, con il Cska di Mosca, per l’andata dei quarti di finale. La parola d’ordine del patron è, infatti, voltar pagina, ma senza cospargersi di cenere. «L’Inter vista a Roma, a mio avviso, ha fatto bene, infatti ha colpito tre pali - ha proseguito nel primo pomeriggio di ieri il numero uno nerazzurro -. E’ stata una bellissima partita tra due squadre che hanno rispettato quello che si diceva prima dell’incontro, cioè che sarebbe stata una gara combattuta. Ora per lo scudetto siamo tutti in corsa». Anche il Milan («L’1-1 dei rossoneri con la Lazio? Preferisco non commentare») e non soltanto la Roma, visto che «ci sono tre punti di mezzo e non sono niente. Non conviene pensarla come una lotta a due, perché bisogna stare molto attenti». Guai però a parlare di un’Inter col fiato corto nelle ultime uscite di campionato: «Abbiamo fatto bene anche contro il Livorno e non solo a Roma. Quindi sostenerlo credo che sia un po’ uno spingere verso una certa soluzione… In realtà la squadra ha sempre risposto bene, tranne in un paio di partite, per esempio all’andata in Sardegna e col Genoa in casa. Per il resto le sue partite l’Inter le ha sempre fatte. Certo abbiamo perso dei punti e forse non ci siamo resi conto che stavamo rallentando un po’ troppo». Un chiaro avviso a Mourinho e alla squadra: è ora di svegliarsi e riprender la marcia. E nel finale di stagione ci sarà davvero bisogno di tutti, anche di SuperMario Balotelli il cui ritorno in squadra dopo la lite con tecnico e squadra pare sempre più imminente. «Non a caso fa parte della rosa dell’Inter» e che potrebbe essere reintegrato, in tempi brevi, ma a patto che si scusi con Mourinho. «Da quello che so non credo che sia cambiata molto la situazione e non saprei di questo colloquio con Marco Branca (un breve faccia a faccia in realtà, nella prima mattinata di ieri c’è stato e si è concluso con un nulla di fatto, ndr). Balotelli sarà stato sicuramente ad allenarsi questa mattina (ieri, ndr). Ma dobbiamo tenere in considerazione i rapporti, che devono esserci, con l’allenatore per cercare di capire se potrà essere chiamato per questa partita con il Cska o se aspetterà la prossima di sabato contro il Bologna».
Roma-follìa, tutta la Sud a Bari
Marzo 30, 2010 pubblicato da: Alessandra
categoria In primo piano
Leggo.it - Una Curva del San Nicola di Bari a disposizione dei tifosi della Roma: andranno in 15 mila. Toni chiama («Tutti a Bari») e l’invasione è pronta. Saranno quasi 15 mila i tifosi giallorossi pronti a sacrificare il week-end pasquale per seguire la squadra che sta facendo sognare una città intera. Il Bari ha concesso infatti l’intera curva sud del San Nicola ricambiando il favore della gara d’andata quando la Roma mandò in Puglia 10.000 tagliandi. Volatilizzati in meno di un ora i 2000 biglietti concessi inizialmente dal club biancorosso, la Roma si è trovata di fronte a una richiesta di oltre 20.000 tifosi, in fila dalla mattina davanti alle ricevitorie Ticket One, che sin dal triplice fischio di Morganti in Roma-Inter avevano in testa solo la trasferta di Bari. La società biancorossa ha inizialmente dato il via libera all’emissione di altri 4.000 biglietti. Anche questi troppo pochi per contenere la marea romanista. Così dopo un breve consulto è apparso il comunicato che dava il via libera alla vendita dell’intero settore sud del San Nicola (che ha una capienza di 13.500 persone) pronto ad ospitare la curva Sud dell’Olimpico. La trasferta di Bari riporta alla mente ricordi piacevolissimi. Era il 20 maggio 2001 quando quasi 25mila persone colorarono il San Nicola di giallorosso e celebrarono la vittoria esterna della Roma di Capello che un mese dopo avrebbe vinto il terzo scudetto. Questa è una Roma diversa, da rimonta e non da fuga. Ma l’obbiettivo è lo stesso di nove anni fa. Il quarto tricolore sarebbe il più incredibile della storia romanista viste le premesse di una stagione che da incubo è diventata da estasi in meno di 7 mesi. Immutato è anche l’entusiasmo della gente. Lo si è visto sabato notte nei quartieri storici della capitale, lo si sente continuamente in ogni angolo della “città dei sogni”. Proprio l’apporto dei tifosi si sta dimostrando una delle frecce dell’arco di Claudio Ranieri che, dalla sconfitta con il Livorno, datata 25 ottobre 2009, ha raccolto 39 punti su 40 nel catino di un Olimpico che sembra tornato lo storico campo Testaccio degli anni ‘30 dove “ogni partita è ’na vittoria”. La Roma a Bari inseguirà il quarto successo consecutivo. In 15.000 sono pronti a scommettere che si può fare.



