Iron Man da oggi al cinema
aprile 30, 2010 pubblicato da: Alessandra
categoria Dal mondo
Iron Man esce oggi in Italia prima che negli Usa il sequel del film. Un attore considerato finito, perso nella droga, dimenticato in carcere, in una parola impresentabile. E un supereroe che, pur contando su una nicchia di appassionati, non poteva certo competere con la popolarità di un Batman. E invece l’improbabile accoppiata tra Robert Downey Junior e Iron Man, da oggi al cinema (in Italia prima che in America, uscita prevista il 7 maggio) con il secondo film della saga, ha prodotto il miracolo. Il primo Iron Man, uscito nel 2008, è stato una bomba. Un film capace di polverizzare al box office, con un incasso di più di 567 milioni di dollari nel mondo, persino il ritorno di Indiana Jones. Un successo planetario per il personaggio, debordato in due anni in decine di videogiochi, spin-off animati, riedizioni di libri e fumetti, ma soprattutto per l’attore, (milionario) contratto per vestire l’armatura almeno per altri due capitoli della saga. E così, due anni dopo il soprendente debutto, a far la fila per una particina con o senza mantellino c’è tutta la Hollywood che conta. A partire da Scarlett Johansson, che in Iron Man 2 veste per la prima volta, dopo averla soffiata a Emily Blunt, la sexy tutina della Vedova Nera: un ingresso in grande stile nel mondo dei supereroi, visto che il suo contratto prevede una futura partecipazione al sequel The Avengers e l’opzione per un film dedicato al suo personaggio. E non poteva mancare in Iron Man 2 anche l’altro miracolato di Hollywood, il redivivo Mickey Rourke: per lui un cachet ridotto (la prima offerta è stata di 250.000 dollari) in cambio di un bel ruolo da cattivo e della possibilità di una seconda vita nei numerosi sequel del film. Niente in confronto al presenzialista Samuel L. Jackson, che grazie a Iron Man 2 ha trovato il trampolino di lancio per calarsi nei panni di Nick Fury, personaggio da lui prenotato per 8 film: ma chi se la gode davvero è Robert Downey Junior, ripulito e riscoperto da Hollywood, con l’agenda piena fino al 2012 e la compagnia di Gwyneth Paltrow, sua partner nel film, assicurata almeno fino a Iron Man 3. -leggo.it-
Lazio Inter, saranno in 60.000 per il big match
aprile 30, 2010 pubblicato da: Alessandra
categoria Sport
Inizia a salire la febbre per Lazio-Inter. La vendita dei biglietti per un match che tutta l’Italia calcistica seguirà dalla tv e che sarà decisivo per le sorti scudetto, ha già raggiunto quota 17.600. Calcolando che gli abbonati della Lazio sono 28mila circa e che la richiesta a due giorni dal match è ancora alta, si prevedono circa 60 mila spettatori: molti con il cuore diviso tra il tifo per la squadra del cuore e la maligna speranza di vedere l’Inter sempre davanti alla Roma in classifica. Ieri intanto il Collegio Arbitrale del Tribunale Nazionale di Arbitrato per lo Sport, in merito alla controversia tra Lorenzo Marronaro, procuratore di Massimo Mutarelli, e la Lazio, ha condannato i biancocelesti al pagamento di 162 mila euro. Il legale della Lazio, infine, l’avv Gentile, ieri ha parlato del processo Calciopoli-bis: «La Lazio è già innocente – ha detto a Radio Sei -. Il primo Calciopoli è stato un processo-farsa. Con Carraro, Bergamo e Rocchi assolti, non vedo come Lotito e la Lazio furono condannate». -leggo.it-
Roma, pacchetto United
aprile 30, 2010 pubblicato da: Alessandra
categoria In primo piano
Le sterline tentano la Roma. Dopo l’anno orribile in Europa, le squadre inglesi hanno deciso di puntare sui gioielli giallorossi, protagonisti della splendida annata firmata da Claudio Ranieri. Il giocatore in cima alla lista dei team d’Oltremanica è Daniele De Rossi, desiderio nemmeno troppo nascosto di Chelsea e Manchester United. Ma la società giallorossa, per ora, non è intenzionata a cedere il centrocampista azzurro. Nemmeno di fronte a una maxi-offerta da 40 milioni di euro che i Blues di Ancelotti avrebbero già presentato nella scorsa finestra di mercato. L’altro nome illustre è quello di Mirko Vucinic. Il montenegrino gode da tempo di grande stima internazionale, viste le prestazioni offerte in Champions negli ultimi anni e ha trovato quest’anno la continuità che gli era mancata nelle stagioni precedenti. Dopo la presunta offerta (smentita dalla società) del Manchester City, ecco profilarsi all’orizzonte l’interesse concreto dell’altra squadra di Manchester. Lo United di Sir Alex Ferguson. Il manager dei Reds vede il montenegrino come la spalla perfetta da affiancare a Wayne Rooney ed è pronto a fare un’offerta di circa 18 milioni di sterline (quasi 21 milioni di euro), per far firmare l’ex attaccante del Lecce, autore quest’anno di 17 reti fra campionato e coppe. Lo United è pronto a scaricare Berbatov dopo una stagione decisamente deludente e acquistare il giocatore che fece innamorare Ferguson già nell’andata di Roma-Manchester del 2007, quando Vucinic siglò la rete del vantaggio giallorosso. L’altro giocatore corteggiato da diverse squadre inglesi è Phillippe Mexes. Il contratto del 27enne difensore francese scadrà nel 2011 e la società giallorossa non è intenzionata a rinnovarlo vista l’affidabilità della coppia Juan-Burdisso e l’alto ingaggio di Mexes (2,5 milioni). La squadra più interessata al francese (che avrebbe rifiutato il passaggio alla Juventus) è l’Arsenal di Wenger. Il tecnico francese sta cercando di svecchiare la rosa soprattutto nel reparto difensivo composto dagli ultratrentenni: Gallas, Silvestre e Campbell. Alla Roma interessa proprio Gallas oltre all’esterno Ebouè. Per questo le due società stanno lavorando a un maxi-scambio che potrebbe coinvolgere anche il portiere Doni, ai ferri corti con società e allenatore e pronto a sostituire il contestato Almunia fra i pali della porta dei Gunners. -leggo.it-
Scarpelli, muore l’ironia amara
aprile 29, 2010 pubblicato da: Alessandra
categoria Dal mondo
Si è spento a Roma a 90 anni il grande sceneggiatore cinematografico Scarpelli. Ieri lo piangevano davvero tutti, perché se n’è andato un pezzo grande del grande cinema italiano: Furio Scarpelli, classe 1919, ultimo sopravvissuto della storica coppia Age&Scarpelli, è morto ieri mattina nella sua casa romana cogliendo di sorpresa il mondo dello spettacolo. Vignettista e sceneggiatore, in coppia con l’amico Agenore Incrocci ha dato vita ai più grandi capolavori del nostro cinema: dalle prime sceneggiature per Totò ai cult della commedia all’italiana (spesso amara), I soliti ignoti, La Grande Guerra e L’armata Brancaleone con Mario Monicelli, Il buono, il brutto e il cattivo con Sergio Leone, C’eravamo tanto amati con Scola, 140 film in 60 anni di carriera, tre nominations all’Oscar, una Palma d’oro a Cannes. Aveva lavorato praticamente con tutti, maestri e giovani talenti: «devastato» Paolo Virzì, suo primo allievo e pupillo, «incredula» Stefania Sandrelli, che proprio con lui avrebbe esordito fra qualche giorno alla regia, «commosso» Marco Risi, che al padre Dino deve il sodalizio con Scarpelli. Ma la notizia si diffonde anche in casa Scola, Comencini, Monicelli, mentre su Facebook parte il tam tam dei ricordi dei giovani sceneggiatori che Scarpelli ha contribuito a formare negli anni. Tutti d’accordo sulla grandezza del suo lavoro e sulla qualità della persona, dotata di un senso dell’umorismo che nemmeno la vecchiaia aveva inacidito: per Risi «era ancora una persona sorridente, piacevole. Se gli chiedevo un parere sui miei film, lui non dava giudizi: si sedeva a tavola, parlava d’altro e in quel modo mi faceva capire tutto». Aveva quasi 90 anni ma per la Sandrelli «sembrava invincibile», e nonostante dagli anni ‘80 si fosse rotto il sodalizio con Age, scomparso nel 2005, Scarpelli aveva continuato a raccogliere successi. Nel 1996 aveva sfiorato l’Oscar con Il postino, nel 1997 aveva battezzato la carriera di Virzì scrivendogli Ovosodo, nel 2003 si era divertito con il cartoon Opopomoz e fino a pochi mesi fa era ancora al lavoro sul film d’esordio alla regia di Stefania Sandrelli, Christine Cristina, a Roma, sua amatissima città natale. Proprio là dove oggi alle 15, nella Chiesa degli Artisti, la famiglia del cinema italiano gli darà l’estremo saluto, ricordando il suo ultimo film con Comencini: Signore e signori, Buonanotte. -leggo.it-
Menez: Odiavo Ranieri, ora lo amo
aprile 29, 2010 pubblicato da: Alessandra
categoria In primo piano
Dalle banlieue parigine all’ombra del Colosseo. Jeremy Menez ne ha fatta di strada in questi anni. Il ragazzo di Longjumeau , banlieue numero 94 (quella tristemente nota per gli scontri con la polizia del 2005), ha conquistato nelle ultime settimane tecnico e tifosi grazie a una serie di prestazioni da fenomeno autentico. Eppure c’è stato un momento in cui il talento francese sembrava davvero sul punto di partire e salutare Roma con tanti rimpianti e la solita faccia triste. Ieri Menez si trovava insieme all’amico Mexes (che ha confermato di voler restare in giallorosso) agli Internazionali di Tennis. Cuffie nelle orecchie (Menez ama l’hip-hop francese), vestito completamente di Louis Vitton, sul suo volto il sorriso di chi ha raggiunto l’obbiettivo di una vita dopo un periodo non felicissimo. «A gennaio ho avuto una bella litigata con Ranieri. Non mi piaceva stare fuori e non capire il perché. Lui mi ha spiegato cosa non andava bene, ma al tempo stesso ha dimostrato di credere in me. Mi ha fatto sentire un campione». Le cose, da quel momento in poi, sono cambiate eccome: «Ora sono felicissimo, a Roma ho trovato l’ambiente ideale, mi diverto e per questo devo ringraziare il mister e i miei compagni. Ho sempre saputo di avere delle qualità, ma dovevo crescere mentalmente. Ho fatto grandi sforzi in questo senso e ora stanno pagando. Sono arrivato a Roma a 22 anni, lontano dal mio paese e non è stato facile ambientarmi». Nelle ultime gare Menez ha cambiato posizione dietro alla prima punta, ma il 22enne non ha preferenze di ruolo particolari: «Non è importante. Sto talmente bene che posso giocare in attacco o a centrocampo, sulla destra o sulla sinistra. Mi sento più completo anche tatticamente». Nelle giornate libere concesse da Ranieri (e dalla sua fidanzata monegasca) è facile trovarlo al Gilda o al Babel, due famosi locali della capitale («Amo la musica»). Rispetto a qualche mese fa, però, le uscite di Menez sono diminuite. I suoi desideri oggi si chiamano scudetto e Mondiale: «Allo scudetto ancora ci credo. Speranze che la Lazio fermi l’Inter? Un po’ ci spero, ma giusto un po’ – dice sorridendo -. La nazionale è un discorso aperto, sarei bugiardo a dire che non ci credo». -leggo.it-
Mercato Roma: il sogno è Pazzini, ma costa 20 milioni
aprile 28, 2010 pubblicato da: Alessandra
categoria In primo piano
In attesa di conoscere l’esito finale di questo campionato pirotecnico, Pradè e Montali sono già a lavoro per allestire la Roma della prossima stagione. Dato per certo l’arrivo di Fabio Simplicio, il ritorno di Guberti e le cessioni di Motta, Baptista e Doni, ci si concentra sul riscatto di Burdisso e sulla ricerca di due esterni di difesa. Il manager del difensore argentino ha ribadito ieri l’intenzione del suo assistito di rimanere alla Roma: «Nicolas vuole restare, ma l’Inter non farà sconti». Riguardo gli esterni, i primi nomi sulla lista di Pradè sono quelli di Ebouè e Belhajd. Il primo, 26enne terzino destro ivoriano dell’Arsenal, è stato praticamente scaricato da Wenger e la Roma è pronta a sferrare l’attacco finale. Il secondo (che verrebbe per fare il vice-Riise) gioca nel Portsmouth e si libererebbe per 4 milioni di euro da un club in piena crisi economica e societaria. Poi c è il nodo-attaccante. Toni dovrebbe essere rispedito al Bayern Monaco che lo girerà al City di Mancini. La Roma sta quindi sondando il terreno per Adriano. Ieri il suo procuratore era a Roma e ha confermato la voglia del suo assistito di venire alla Roma. Anche se il sogno rimane Giampaolo Pazzini, valutato però quasi 20 milioni dalla Sampdoria. -leggo.it-
Roma, rivoluzione Ranieri
aprile 28, 2010 pubblicato da: Alessandra
categoria In primo piano
Ranieri cambia la Roma. A due giorni dalla sconfitta in casa con la Sampdoria e a 270 minuti dalla fine del campionato, il tecnico è intenzionato a far tirare il fiato a quei giocatori ormai spremuti dopo una stagione esaltante, ma altamente dispendiosa. A cominciare da Riise. Il norvegese è stato uno dei migliori fin qui, ma non si è praticamente mai fermato e domenica sera ha dimostrato di aver perso lo smalto dei giorni migliori. Per questo Ranieri, dopo aver tenuto per 20 minuti a rapporto la squadra ribadendo la voglia di non mollare, ha provato in partitella Burdisso nel ruolo di terzino (dove ha già giocato con la maglia dell’Inter). L’argentino appare uno dei più in forma e Tonetto non convince il tecnico. L’unica alternativa possibile a Riise in quel ruolo è rappresentata quindi proprio dalla conversione dell’argentino, considerato autentico jolly della difesa. Al centro tornerebbe Mexes al fianco di Juan. Tre giorni dopo, nella finale di coppa Italia contro l’Inter, sarà invece Cassetti a mancare, causa squalifica. Anche in quel caso potrebbe essere Burdisso a spostarsi. Questa volta sulla fascia di destra. L’alternativa è Motta che Ranieri però fatica a prendere in considerazione dopo la disastrosa gara con il Livorno. Il terzino ex-Udinese è in procinto di tornare in Friuli a fine stagione e sta passando gli ultimi giorni a Roma fra una panchina e una tribuna. Un altro giocatore sembrato stanco e stressato in questo finale di stagione è Daniele De Rossi. Ranieri sta pensando di preservare il centrocampista della Nazionale in vista di Inter-Roma di Coppa Italia, magari concedendo un tempo a Brighi nella trasferta di Parma. Per ora però è solo un’idea. In attacco si ripresenterà invece il solito duello “To-To”. Vucinic e Menez partiranno ancora titolari mentre uno fra Toni e Totti sarà costretto alla panchina. Il primo giocherà con molta probabilità sabato a Parma, il secondo verrà schierato in coppa Italia 4 giorni dopo. Out fino a fine stagione Doni. Il portiere brasiliano, ufficialmente infortunato ad una spalla, non ha digerito l’esclusione dalla partita di coppa Italia contro l’Udinese e si è praticamente autoescluso in attesa di essere ceduto. -leggo.it-
Ligabue attacca l’artisti furbacchioni e topi
aprile 28, 2010 pubblicato da: Alessandra
categoria Dal mondo
L’11 maggio esce “Arrivederci, mostro”: nel nuovo album Ligabue va all’attacco di «artisti furbacchioni e topi». Sarà perché ha appena compiuto 50 anni o perché ne ha viste di tutti i colori. Ma il nuovo Ligabue nel suo disco inedito – Arrivederci, mostro! in uscita l’11 maggio – fa calare la scure. Pesantemente. Il rocker di Correggio si scaglia contro l’ipocrisia di una parte dell’ambiente musicale, tirando fuori il mostro della sua insofferenza verso la «spocchia, lo snobismo e l’incoerenza» di alcuni colleghi e addetti ai lavori. Lo fa in Caro il mio Francesco, una lettera-canzone scritta in una notte insonne all’amico Francesco Guccini. «Bravi artisti, furbacchioni e topi», recita il testo, «il topo canta solo di quanto lui sia puro / e poi dà via la madre per stare sul giornale/ ed è talmente puro che ti lancia merda soltanto per un titolo più largo». Ce l’ha anche contro chi «senza neanche far finire un ritornello va su Internet a scrivere “la verità”». Liga non fa nomi e si affida al testo: «Il mio disprezzo me lo tengo dentro, il letamaio è colmo già pubblicamente». E poi , «ma quei presunti puri mi possono baciare queste chiappe allegramente». «Fare nomi significa avere titoli sui giornali – spiega il rocker – questi giochini li lascio fare ad altri. I topi sono quelli che si dichiarano puri ma in realtà per avere un minimo spazio infangano gli altri». Allora tira fuori due nomi, non-topi: Guccini e De Gregori. «Non sono il depositario della purezza, ma non ho mai dichiarato di esserlo. Chi ostenta coerenza, lo voglio coerente». Ma l’artista si è anche liberato dei suoi fantasmi, di quelli che definisce «mostri», accettando la sua vulnerabilità. Atto di fede per esempio, è uno dei 12 brani che compongono l’album (già disco multiplatino in prenotazione, in cui Luciano si mette a nudo come non aveva mai fatto prima. Un forte cambiamento che si ritrova anche nel suono del suo nono album di inediti, prodotto da Corrado Rustici, nel quale parti di batteria solide e potenti e chitarre e tastiere spaziano dai suoni rabbiosi a quelli più liquidi. «Raccontarsi diventa sempre più il nocciolo del mio mestiere, anche rischiando di essere vulnerabile». E rivela un segreto molto privato: «Io e la mia compagna abbiamo perso un bambino al sesto mese di gravidanza nel novembre 2008. Un lutto con cui è difficile pacificarsi». Il tour partirà il 9 luglio da Roma (stadio Olimpico), sold out come quella di San Siro, il 16. Entrambe le date sono state raddoppiate (da oggi la prevendita). Poi anche tappe a Firenze, Padova e Messina. -leggo.it-
Dietrofront Capello, wags in panchina
aprile 28, 2010 pubblicato da: Alessandra
categoria Sport
Nel nome dello «spirito di gruppo», il sergente di ferro diventa di latta e apre il ritiro della nazionale inglese alle wags. Fabio Capello il cattivo, il comandante, The Great Dictator come lo chiamano acidamente i tabloid in GB, fa dietrofront e permette a mogli e fidanzate dei calciatori dell’Inghilterra di far parte a tutti gli effetti della comitiva che tra un mese e mezzo parte per il Sudafrica. Il ct della nazionale all’Indipendent spiega i motivi della fragorosa retromarcia. «Lo spirito del gruppo è molto importante – precisa subito don Fabio -. Con Lippi ho parlato anche della gestione del gruppo durante l’ultimo mondiale e mi ha detto che i giocatori avevano giorni liberi da trascorrere con le famiglie. E dopo ciascuna partita organizzavano barbecue tutti assieme. Questi momenti hanno creato un gruppo molto unito. Certe volte sono piccoli accorgimenti che fanno la differenza e gli allenatori devono capire cosa è meglio per la squadra». Un bagno d’umiltà che stride con il nome di un tecnico che è sempre stato poco tenero pur di arrivare al suo obiettivo, la vittoria. Poco dopo il suo insediamento sulla panchina dell’Inghilterra, Capello aveva messo sotto sopra un Paese intero per queste dichiarazioni. «In allenamento, si starà tutti insieme e, ovviamente, i giocatori potranno vedere mogli e fidanzate, ma solo un giorno a settimana dopo ogni partita. Questo è tutto e non ci saranno eccezioni. Se alle signore non andrà bene, possono pure rimanere a casa. Noi siamo in Sudafrica per giocare, non per una vacanza». Oggi, il ct spiega cosa l’ha portato a pensare che le Wags (wives and girlfriends) siano importanti per Gerrard e Rooney, Lampard e Cole: «Nel 2006 il Real non vinceva nulla da tre anni, un fatto insolito per un club così prestigioso. Nello spogliatoio c’erano tre gruppi: i sudamericani, gli spagnoli e gli altri. Ho dovuto lavorare molto duramente per ricompattare la squadra, ho anche preso decisioni difficili ma quando i giocatori hanno ritrovato un comune senso di appartenenza, hanno vinto». Capello pensa sì alle cose di campo (Rooney ko è un bel grattacapo) però è anche alle prese con problematiche esterne: il ct è reduce da un caso nazionale per “colpa” di una wags. John Terry aveva avuto una relazione con la modella Vanessa Perroncel, ex fidanzata del suo compagno di nazionale Wayne Bridge, sollevando un vespaio di polemiche. L’intervento del sergente di ferro – via la fascia di capitano a Terry – aveva calmato le acque. Nel nome dello «spirito di gruppo» attraverso il quale vuole diventare campione del mondo. -leggo.it-


