I certificati? Ora si ritirano anche alle Poste
Certificati anagrafici direttamente all’ufficio postale con un costo aggiuntivo di 2,50 euro. È l’obiettivo di “Poste con Roma”, l’iniziativa presentata ieri all’ufficio postale di piazza San Silvestro dal sindaco Gianni Alemanno e dall’amministratore e delegato di Poste Italiane, Massimo Sarmi. Nel dettaglio, è possibile ottenere certificati anagrafici in carta semplice dei certificati anagrafici di residenza, cittadinanza, nascita, estratto di nascita, iscrizione alle liste elettorali, godimento dei diritti politici, vedovanza, stato di famiglia, stato di famiglia per assegni familiari, matrimonio, estratto di matrimonio, morte, estratto di morte, stato libero ed esistenza in vita. Il servizio è partito, in sperimentazione, a novembre 2010. Entro la primavera – spiegano dal Campidoglio in una nota – sarà possibile richiedere i certificati in bollo. A Roma sono 206 gli sportelli, mentre in provincia 90. Nei 20 uffici postali maggiori della Capitale, come quelli di piazza San Silvestro, Piazza Bologna e piazza Mazzini, è presente uno sportello dedicato identificabile con il logo “Poste con Roma”. Il sindaco Alemanno ha inaugurato il servizio presentandosi allo sportello numero 2 e richiedendo il suo certificato di nascita.
Gf 11, Pietro Titone: Non ho bestemmiato
Buongiorno Pietro Titone, come si sente il giorno dopo essere stato squalificato dal “Grande fratello” per aver bestemmiato?
«Ma io non ho bestemmiato».
E allora cos’ha detto?
«“Dico maiala”, ma siccome io non ho la c, sembra dio. Ho rivisto il video su YouTube e ne sono certo. Però se qualcuno si è sentito offeso chiedo scusa».
Per la prima volta nella storia del reality, tre eliminati per bestemmia. Decisione eccessiva o giusta?
«Io credo che ci siano due pesi e due misure. Un’altra persona nella casa ha bestemmiato, eppure è ancora dentro».
Chi, Guendalina?
«Sì, lo ha fatto alla seconda settimana. Ma non fa niente, tanto non vincerà».
Chi vincerà allora questa edizione?
«Spero Ferdinando, persona vera che merita i soldi o anche Davide».
Giusto, Davide, quello che lunedì sera era disperato per la sua uscita di scena.
«Se ha pianto tanto, significa che qualcosa di buono avrò fatto. Gli amici veri me li tengo stretti».
E con la sua ragazza, Ilaria, com’è andata?
«Bene. Lei, oltre ai miei genitori, mi ha detto: sei stato te stesso e sono certa che non hai bestemmiato».
Cosa le dà più fastidio di tutta questa storia?
«Volevo uscire come concorrente ed essere criticato come tale, non per una cosa che non ho fatto. Ho la coscienza pulita, ma non m’interessa tornare nella casa».
È vero che gli autori vi incitavano a esagerare o alzare i torni?
«Ci hanno lasciati liberi, anzi spesso ci hanno ripresi proprio per un linguaggio inadeguato».
Adesso cosa farà?
«Se ne ho la dote, l’attore. Altrimenti investirò i soldi nella ristorazione». -leggo-
L’Oscar di Douglas, cancro battuto
Michael Douglas ha concluso la sua corsa all’inferno, con un brutto biglietto di andata e un fortunato ritorno. «Il tumore è sparito – ha detto l’attore durante un’intervista alla tv americana – non sono euforico perché ci vorrà ancora un po’ di tempo per riprendermi, ma questi sei mesi sono stati una corsa disperata che sono felice di aver concluso». Lo scorso agosto, sempre attraverso la tv, Douglas aveva scioccato il mondo annunciando di avere un tumore alla gola, scoperto tre settimane prima: «Sono ottimista – disse – ho l’80% di possibilità di salvarmi». Nessuno, né la moglie Catherine Zeta Jones né il regista Oliver Stone, con cui Douglas aveva da poco finito di girare il sequel di Wall Street, si era accorto di niente. Nemmeno i medici: «È assurdo, si era fatto vedere da tanti specialisti e nessuno aveva diagnosticato il tumore», si era infuriata la Jones a settembre, mentre la chemioterapia debilitava drasticamente suo marito. Oggi, con 16 chili in meno ma di ottimo umore, Douglas non se la prende (quasi) con nessuno: «Il peggio è passato, ma non lo auguro nemmeno al mio peggior nemico. Ho ancora molto da vivere, sono fortunato: mio padre Kirk ha 94 anni e mia madre va per gli 88. Ora però sono più consapevole, capisco quanto sia importante la vita». Figlio di una dinastia di attori, vincitore di un Oscar con Wall Street e da sempre abituato alle attenzioni della stampa, per la prima volta nella sua carriera il 66enne Douglas ha puntato il dito contro chi ha violato la sua privacy: «I paparazzi hanno trasformato la mia malattia in un gioco macabro. Pubblicavano foto in cui ero in pessimo stato, ritoccate. Mio padre mi chiamava e mi chiedeva se ero sicuro di stare bene. E loro gioivano se fotografavano i miei figli tristi». Ora che l’incubo è passato, esorcizzato da «un grande party con tutta la famiglia», Douglas si sente «pronto per tornare a lavorare, magari fra un paio di mesi». Fra un paio di settimane, invece, lo aspetta l’Oscar: che potrebbe tornare a vincere con Wall Street 2.
Nannini: con Penelope ho scoperto la creatività
Gianna Nannini non è come uno se la aspetta. È persino meglio. Divertente e divertita, audace, tagliente, trasgressiva anche nella maniera di rispondere alle domande che le vengono poste sulla vita privata e sul nuovo album, aspetti inscindibili di un unico vulcano di idee, nato a Siena 56 anni fa. Difficile non credere che le undici splendide canzoni contenute in Io e te, da oggi in vendita nei negozi di dischi, non siano dedicate alla figlia Penelope, nata poco più di un mese fa, il 26 novembre, ma Gianna smentisce con un sorriso: «Le ho scritte quando lei ancora non c’era. Forse la più “vicina” a lei è Ogni tanto, perché l’ho composta a fine della gravidanza. Ognuno pensi quel che gli pare». Libertà, dunque, mentre si assaporano le ballate romantiche Ti voglio tanto bene, Dimentica e Io e te, oppure ci si scatena con Com’era, Scusa e Rock2, «ispirata dai Led Zeppelin». Rock plasmato dalla cantante in compagnia di un gurucome Wil Malone, produttore di Black Sabbath e Iron Maiden, con l’apporto di 33 elementi della London Studio Orchestra e i testi scritti con Isabella Santacroce e Pacifico. Oltre agli undici inediti, il disco contiene la cover “punk” di Nel blu dipinto di blu: «Vorrei mettere una canzone di Modugno in ogni disco». Gianna parla del disco e di Penelope in alternanza e in contemporanea, sottolineando, però, che ha fatto «la cosa più bella del mondo: non il disco, Penelope» e che «solo nel momento in cui è venuta al mondo ho capito cos’è la vera creatività. Prima la mia vita era musica: venivo io, poi io, poi io. Ora quando mi alzo la mattina viene lei». Una mamma tenera, dunque, pur conservando l’aspetto e l’atteggiamento da rocker che l’hanno resa un idolo per diverse generazioni. La piccola, infatti, avrà un «battesimo rock alla fine di aprile, con padrini e madrine d’eccezione». E alle critiche ricevute per aver partorito la prima figlia a 56 anni risponde: «Mi piacerebbe avere un altro bambino» e racconta di aver perso un figlio maschio, deceduto a gravidanza avanzata perché «gli si è fermato il cuore ». E ancora risposte caustiche su tutti i fronti: «Sanremo? Mi cercano ogni anno ma io non ci vado mai» oppure «I 150 anni dall’Unità d’Italia? Ho capito com’è diviso il Paese vedendo lo scandalo che ha provocato la mia foto col pancione sulla copertina del disco. Io non credo nell’unione: credo nelle differenze ».Noi crediamo in Gianna, sempre.
Armato di coltello tenta il raid al Gf 11
Armato di un lungo coltello e con un tirapugni in tasca ha tentato di fare irruzione nella casa del Grande fratello. «Sono il nuovo concorrente». Così ha detto l’uomo – un romano di 38 anni – che si è presentato nella serata di domenica scorsa all’ingresso degli studi di Cinecittà, pretendendo di accedere nella casa dove si svolge il noto reality. Al secco rifiuto di un addetto alla vigilanza, il 38enne non ha esitato ad impugnare un coltello di grosse dimensioni e a minacciare di morte il vigilantes, puntandogli l’arma alla gola. La guardia giurata è riuscita prontamente a reagire, immobilizzando l’aggressore con una mossa di judo, mentre un altro addetto alla sicurezza ha allertato una pattuglia di carabinieri. Il 38enne è stato quindi identificato dai militari del nucleo radiomobile che lo hanno anche perquisito. In una tasca del giubbotto i militari hanno rinvenuto anche il noccoliere: un’arma in acciaio lunga 11 centimetri composta da quattro fori per permettere una stretta impugnatura. Se utilizzata per sferrare pugni al volto, l’arma può essere letale. E, proprio per questo, è stata dichiarata pericolosa dal testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. Il 38enne, denunciato per le accuse di violenza privata e porto abusivo di armi, è stato condotto in ospedale per accertamenti psichiatrici e per essere sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio.
In manette Bonnie & Clyde all’italiana
Da tempo gli investigatori della polizia erano sulle tracce un uomo cinquantenne e della complice, di dieci anni più giovane. I due, entrambi romani pregiudicati, sono ritenuti responsabili di una serie di rapine ai danni di banche di Roma e Tivoli, avvenute tutte nel corso del 2010.Le indagini hanno avuto inizio nel mese di settembre dello scorso anno, dopo il colpo alla Cassa di Risparmio di Firenze di via Paisiello, nel quartiere Pinciano. Le immagini delle telecamere a circuito chiuso dell’Istituto, hanno ripreso un uomo che entrato nella banca con una cartellina in mano, fingendosi cliente con documentazione da far esaminare. Una volta all’interno, l’uomo ha gettato a terra la cartellina, mostrando una pistola, con la quale ha minacciato i presenti di non muoversi e intimato ai dipendenti di consegnargli il denaro contenuto nelle casse, circa 20.000 euro. Il giorno prima, la complice aveva effettuato un sopralluogo nella filiale. Ulteriori indagini, effettuate anche esaminando le caratteristiche di altre rapine in banca avvenute nell’ultimo anno, hanno permesso di accertare che lo stesso individuo aveva commesso altre rapine, in alcuni casi in compagnia della stessa donna. La coppia è stata individuata e fermata domenica pomeriggio in un bar di via Augusto Terenzi, nel quartiere Tuscolano. I due erano latitanti e sfruttavano documenti falsi.
Italia, 2011: un neonato può morire di stenti
Aveva appena 23 giorni il piccolo Devid Berghi. Viveva con il gemello, una sorellina di un anno e mezzo e la mamma in strada e spesso nella Sala Borsa, la biblioteca civica multimediale, per cercare riparo dal freddo, nel cuore della civilissima Bologna. Devid è morto il 5 gennaio in seguito a una crisi respiratoria all’ospedale Sant’Orsola, dove è giunto il giorno prima febbricitante e con evidenti segni di denutrizione, conseguenza delle difficili condizioni in cui viveva. Insieme a lui nel reparto pediatria sono stati ricoverati anche i due fratelli per precauzione, ma le loro condizioni per fortuna sono subito risultate buone. La mattina del 4 gennaio intorno alle 7 e mezzo un’ambulanza ha soccorso il piccolo in piazza Maggiore e lo ha trasportato d’urgenza al pronto soccorso del policlinico bolognese, dove i medici si sono subito resiconto che le suecondizioni erano disperate. Non si sa chi ha avverto il 118. Fatto sta che il piccolo Devid è stato subito portato in rianimazione, dove i medici hanno tentato di tutto per salvarlo, saltando anche i riposi. La madre, 35 anni, italiana, come pure il padre, anche lui italiano, e i loro figli vivevano per strada. Di giorno nella calda Sala Borsa di piazza Nettuno, quando potevano. Di notte dove trovavano riparo, anche se chi li vedeva in giro, ora dice che spesso dormivano all’addiaccio. E a Bologna di notte in inverno la colonnina del mercurio scende spessissimo sotto lo zero. Una scelta determinata da condizioni disagiate, anche se formalmente la famiglia risulta ancora residente in un appartamento di via delle Tovaglie, non lontano dal centro. Bologna ora è sbigottita per questa vicenda dolorosissima, avvenuta nei giorni dello shopping e delle feste natalizie. Una storia che solleva molti interrogativi. Come è possibile che nessuno si sia preoccupato di questa donna segnata dal disagio con due neonati al seguito nell’opulenta Bologna? «La madre ha sempre rifiutato aiuti e assistenza», racconta ora Anna Maria Cancellieri, commissario straordinario di Bologna. In passato la donna aveva avuto altri due bambini che le erano stati tolti dai servizi sociali e dati in affido. «In occasione di un pranzo di solidarietà, l’ultimo dell’anno- prosegue Cancellieri – era stata avvicinata da due operatori che le hanno chiesto se aveva bisogno. Ma come aveva fatto altre volte, non ha chiesto nulla». Il Comune e la Regione stanno ora facendo accertamenti per mettere insieme un quadro più completo sulla coppia. Come pure sta cercando una quadra la magistratura, che ha aperto un’inchiesta. Per il direttore della Caritas diocesanadi Bologna Paolo Mengoli,invece, la situazione è molto chiara: «C’è una carenza dei servizi sociali. A questa città manca un vero padre di famiglia. Si dovrebbero valutare le situazioni, anziché rimandarle alle calende greche ».
Cinese uccisa a “Chinatown” di Prato
Prato, donna cinese uccisa a "Chinatown". Il corpo nudo di una donna cinese di 30-35 anni è stato trovato all’interno di una casa a "Chinatown", il quartiere di Prato così chiamato per la forte presenza di orientali. La donna è stata uccisa con più colpi inferti con un’arma da taglio ritrovata vicino al cadavere. L’allarme è stato dato da un vicino. Convocati in caserma dai CC alcuni cinesi che dormono nella casa, suddivisa in tanti piccoli vani e forse usata come centro massaggi. Fuori dall’appartamento sono state trovate tracce di sangue, forse dell’assassino.
Addio a Gerry Rafferty
E’ morto il cantautore Gerry Rafferty. Il cantautore scozzese Gerry Rafferty è morto all’età di 63 dopo aver subito una lunga malattia. Lo rende noto la Bbc online. Rafferty era ricoverato in ospedale per una insufficienza epatica dovuta a problemi di alcolismo e trascorso molto tempo ricoverato a Bournemouth per insufficienza epatica. Era nato a Paisley e ha iniziato la sua carriera musicale come busker nella metropolitana di Londra. Il musicista aveva raggiunto una notevole fama negli anni ’70, grazie a brani come "Baker Street" e "Stuck in the middle with you", inserita da Quentin Tarantino nella colonna sonora del film "Le iene".


