Stasera in Serbia con Rossi-Cassano
Con il biglietto per Euro 2012 già in tasca, l’Italia di Prandelli affronta stasera la Serbia a Belgrado (diretta su Rai Uno, ore 20.45), nella penultima partita di calcio del girone eliminatorio. Il ct ha recuperato in extremis Giuseppe Rossi, che soffriva per un dolore al ginocchio ma che dovrebbe giocare assieme a Cassano. In difesa spazio a Maggio e Chiellini terzini, con Bonucci e Barzagli centrali. A centrocampo, ad affiancare Pirlo, molto probabile la presenza di Marchisio, favorito su Aquilani; poi De Rossi e Montolivo. Prandelli intanto cerca di placare gli animi dopo gli insulti di Cassano a un giornalista, due giorni fa: «Per me il caso è chiuso –ha detto Prandelli –il gesto è grave, non ne avevamo bisogno in questo momento».
Duello Real Madrid Barcellona per Neymar
Sembra che il Barcellona abbia intenzione di mettere i bastoni tra le ruote – tanto per cambiare – al Real Madrid. Così i blaugrana virano su Neymar, oggetto dei desideri dei blancos. Con un interesse così alto per il giocatore (ci sono anche Chelsea e PSG), il Santos si è fatto furbo. La clausola rescissoria per il giocatore è fissata a 55 milioni di euro.
Mourinho rischia il Real
Dalla manita sul campo, dopo il 5-0 subito nella Liga, a quella all’aeroporto di Barcellona il passo è breve. José Mourinho e Cristiano Ronaldo sono stati ripresi dalle telecamere mentre nella notte dell’uscita dalla Champions contro gli storici rivali blaugrana, scuri in volto, facevano con la mano aperta e le dita sventolanti il segno di «ci hanno derubato». Nel mirino l’arbitro belga Franck de Bleeckere, che avrebbe annullato ingiustamente un gol di Higuain, dopo che Ronaldo era franato su Mascherano. Iker Casillas, il portiere merengue, aveva già calato l’asso: «Gli arbitri ci hanno fucilato, ci hanno derubato, ci hanno spinto fuori dalla Champions». In finale ci è andato il Barcellona di Guardiola con pieno merito. Nei 180’ di semifinale non c’è mai stata partita. Ma il giorno dopo il crollo di Mourinho i quotidiani sportivi As e Marca, vicini al Real, fanno il coro alle accuse di Mou. Alle proteste madridiste ha risposto per tutti uno dei senatori del Barça, Xavi: «Hanno perso e devono giustificarsi». «L’intelligenza vince sull’astuzia», bacchetta El Pais, e Publico non ha dubbi: «Wembley vedrà il migliore». Dopo la mancata finale di Champions, il rapporto tra Mourinho e il presidente del Real Florentino Perez si è incrinato. Con la conquista a breve da parte del Barça dello scudetto e forse della Champions, a Madrid si avvicina la resa dei conti anche con il nemico interno, il dg Jorge Valdano. I metodi del portoghese hanno creato sconcerto in Spagna. Le polemiche continue con arbitri, avversari, Federcalcio, ora Uefa e Unicef, le sconfitte sempre per colpe altrui, hanno appannato l’immagine cavalleresca del secolare Real. L’ex-presidente Ramon Calderon oggi è tornato all’ attacco, definendo «inaccettabile» quanto detto da Mourinho la settimana scorsa su Uefa e arbitri. «Non ha nulla a che vedere con la storia del Real Madrid – ha tuonato – quando si perde la prima cosa da fare è congratularsi con il rivale. Abbiamo investito 450 milioni in due anni per costruire una squadra forte, se perdiamo non possiamo dare la colpa alle lesioni, alla sfortuna, agli arbitri». Mourinho dice che lui non mollerà. A Milano, sponda nerazzurra, c’è chi è sempre pronto a riabbracciarlo. -Leggo-
Real Messi, addio Mourinho
«Con la volontà si può fare tutto», aveva sentenziato alla vigilia Mourinho citando Einstein. Peccato che la sua squadra di volontà di fare gol non ne abbia avuta affatto. Così di Real al Bernabeu c’è solo Lionel Messi. Sempre lui, la Pulce cancella lo Special One che deve abdicare. Il trono d’Europa non sarà più suo. Il Barcellona ha un piede e trequarti nella finale di Wembley: la Champions sarà una questione tra catalani e Manchester United. Il 2-0 nella tana del nemico è un’ipoteca. Il terzo atto della sfida infinita Real-Barça è tutta nervi, tensioni e risse. Mou pensa solo a difendersi e si è ritrova immerso in una notte da incubo: Real in 10, come gli càpita spesso nel clasico di Spagna, e lui espulso per proteste e confinato in tribuna. Il calcio spettacolo di Guardiola non si vede, ma Pep ha Messi che basta e avanza. «Se dico alla Uefa quello che penso, la mia carriera finisce qui. Mi fa schifo vivere in questo mondo del calcio», attacca lo Special One a fine match. Nel mirino l’arbitro Stark per l’espulsione (severa) di Pepe al 16’ della ripresa per un fallo su Dani Alves che ha spezzato l’equilibrio. Mou è un fiume in piena. «La mia domanda è perché una squadra straordinaria come il Barcellona ha bisogno di tutto questo?», sbotta il portoghese elencando tutti gli arbitri (De Bleeckere, Busacca, Ovrebo, Stark) che avrebbero aiutato il Barça nelle semifinali degli ultimi anni cacciando giocatori avversari. «L’anno scorso ci era riuscito il miracolo con l’Inter di passare il turno giocando in 10 in casa del Barcellona in semifinale. Oggi (ieri, ndr) sarebbe finita 0-0 senza il rosso di Pepe», continua Mourinho che di autocritica ne fa zero. Eppure il suo Real ha fatto pochissimo per vincere il match: primo tempo con un tiro in porta di Ronaldo nel recupero, prologo della rissa con l’espulsione del portiere di riserva blaugrana Pinto. La ripresa è l’apoteosi del Barcellona, ma soprattutto del suo gioiello Messi. Col Real in 10, i catalani accelerano e trovano l’1-0 con la Pulce a cavallo della mezz’ora che sbuca dietro i difensori merengues e infila Casillas. Ma il meglio Messi lo dà nel finale, quando si beve tutta la retroguardia madridista e sigla il 2-0. Pensare a una remuntada al Camp Nou è fantacalcio. Addio Mourinho. -Leggo-
Juve, Dzeko arriva con Mancini
Mancini è in pole position, i bookmakers britannici offrono a sei la quota del suo arrivo a Torino. Mazzarri insegue. Conte è nello specchietto retrovisore, mentre Spalletti resterà ai box dello Zenit fino al 2012. Ma che Juve sarebbe con il Mancio al volante? Quando lasciò la Lazio per trasferirsi all’Inter, portò con sé a Milano due fedelissimi: Stankovic e Mihajlovic. Successivamente, approdato sulla panchina del Manchester City, ha chiamato alla sua corte due colonne nerazzurre come Vieira e Balotelli, oltre a Kolarov. Se si ripete il prendi uno, porti via tre, la Juve potrà mettere nel carrello della spesa due big del calibro di Dzeko e Wright-Phillips. Con Tevez sempre più vicino all’Inter, il centravanti bosniaco torna ad animare i sogni bianconeri. Finito ai margini del City (8 presenze e nessun gol in Premier league), memore della corte che gli ha fatto l’estate scorsa la Signora, il 25enne Dzeko potrebbe finalmente dire sì. Fondamentale, in questo senso, sarebbe l’opera di convincimento del tecnico che l’ha voluto a Manchester. E non servirebbe neppure un posto al sole della Champions league: a gennaio Dzeko ha accettato di trasferirsi in Inghilterra pur sapendo che avrebbe calcato il palcoscenico dell’Europa league. Insomma sì, si può fare, a fronte di un investimento intorno ai 25 milioni. A maggior ragione se, trascorsi cinque anni in Ligue 1, il brasiliano del Lione Bastos otterrà il passaporto francese, liberando il posto da extracomunitario. Non solo: se la Federazione revisionerà la norma restrittiva, la Juve potrà permettersi anche Kolarov, già inseguito dodici mesi fa, prima che il City se lo aggiudicasse per 18 milioni. A destra, invece, torna di moda il terzino del Liverpool Johnson. Un altro giocatore pronto a seguire la scia di Mancini, è il 29enne Wright-Phillips. Il centrocampista del City andrà in scadenza nel 2012: con sei milioni, l’affare si fa. In cabina di regia, il tecnico vorrebbe Pirlo, sempre più lontano dal Milan. La Roma si è messa di traverso, ma la Juve è partita in anticipo. -leggo-
L’Udinese si rilancia, il Napoli si ferma sul più bello
L’Udinese passa al San Paolo (1-2), interrompe la serie negativa e si rilancia in chiave Champions. Il Napoli invece vede allontanarsi il Milan capolista, ora a -6. La squadra di Guidolin ha aspettato che il Napoli si placasse, dopo un primo tempo esplosivo, con due nitide occasioni da gol, sprecate dal Matador Cavani. Poi, nella ripresa la formazione friulana ha colpito due volte. Prima un gran gol di Inler dal limite, che poi non esulta e lascia presagire un suo imminente passaggio al Napoli; il raddoppio lo firma l’ex Denis ed è un altro capolavoro balistico. Gli azzurri di Mazzarri reagiscono, si procurano un rigore con Domizzi (poi espulso) che atterra Lavezzi. All’89’ Cavani sbaglia dal dischetto, dopo una rissa in campo e Handanovic festeggia il quinto penalty parato in stagione. C’è ancora un sussulto, nel recupero con Mascara che firma il gol dell’1-2.
Leo in bilico l’obiettivo è Guardiola
L’Inter uscita con le ossa rotte da Gelsenkirchen ha bisogno di rinnovamento e lo stesso presidente Moratti è ben conscio per che per ottenere i successi a cui ha abituato i tifosi dovrà mettere mano al portafoglio. Il primo dubbio riguarda quello della panchina. Il destino di Leonardo è appeso a un filo, e così in corso Vittorio Emanuele ci si guarda intorno. Il sogno è Pep Guardiola, che però non sarà facile strappare al Barcellona e come prima alternativa circola con insistenza il nome di Villas Boas, secondo di Mourinho in nerazzurro, che sta strabiliando al Porto. Qualunque sia il nome dell’allenatore della prossima stagione una cosa è certa: va rinnovata la rosa. L’obiettivo numero uno rimane Sanchez dell’Udinese, per cui il presidente nerazzurro è pronto al sacrificio economico. Dall’Inghilterra rimbalzano poi i nomi di Carlos Tevez, già lo scorso anno deciso a lasciare il Manchester City e di Kolarov, anche lui al City. E torna d’attualità il nome di Kakà, in ripresa al Real ma mai decisivo. -Leggo-
Fiorentina-Milan, Seedorf e Pato lasciano il Napoli a -3
L’Inter torna a -2, il Napoli addirittura aggancia la vetta. Pressione sul Milan? Neppure per sogno. I rossoneri vincono a Firenze (settima consecutiva sui viola) ripristinando le distanze sulle rivali per lo scudetto: +3 sul Napoli; +5 sull’Inter. Ma perdono di nuovo Ibra: un’altra espulsione per insulti al guardalinee che gli costerà cara. Zlatan era diffidato ed è stato ammonito, col rosso diretto rischia tre giornate a sei dalla fine. Impossibile parlare di successo decisivo. Sul piano psicologico, però, il messaggio che gli uomini di Allegri mandano a quelli di Mazzarri e Leonardo è forte e chiaro. «Scudetto più vicino? Perché c’è una giornata in meno»: il tecnico livornese è prudente, ma ha lo sguardo di chi sa di aver compiuto un passo in avanti essenziale. Il Milan prima domina, capitalizzando i gol nel primo tempo di Seedorf e Pato. Con 14 reti in campionato il Papero raggiunge il rientrante Ibrahimovic, capace di mettere lo zampino in entrambe le reti dei compagni, di dialogare bene con lo stesso Pato, ma anche di fallire ad inizio ripresa due sontuose palle per il tris, prolungando il digiuno di gol su azione che ormai dura dal 29 gennaio. Poi il Diavolo sa soffrire, quando le energie vengono meno e la Fiorentina si scuote, anche sull’adrenalina delle proteste per un contatto in area rossonera tra Comotto e Seedorf che l’arbitro Morganti sanziona con un fallo contro i viola, mandando in bestia il Franchi. Al 79’ Vargas sorprende Abbiati dalla distanza (complice una deviazione del neo-entrato Gattuso) e riapre il match. Qui Ibra non aiuta i suoi, facendosi cacciare con rosso diretto all’87’ per una parola di troppo nei confronti dell’assistente Nicoletti. L’ex nerazzurro si discolpa: «Chiedo scusa, ma ce l’avevo con me stesso, non con il guardalinee. Che però era lì davanti e ha parlato al microfono con l’arbitro. Hanno preso la loro decisione e sono andato via senza fare altro casino. Non ci voleva». Con l’uomo in meno, nel convulso finale, giganteggia Yepes, il sostituto di Nesta, che respinge i tentativi della disperazione della Fiorentina. -Leggo-
Mazzarri: Napoli, partita perfetta
La partita perfetta per un tempo. Bologna liquidato in 45’ (Mascara e Hamsik), quanto basta a Walter Mazzarri per mettere in cassaforte la nona vittoria esterna in campionato del napoli e continuare a sognare: «E’ stata l’ennesima vittoria del gruppo, di giocatori che quando vengono chiamati in causa ci mettono sempre l’anima – dice il tecnico -. Quando andiamo in gol siamo tutti felici, dai ragazzi in campo a quelli in tribuna, ed è bello vedere Cavani esultare dagli spalti, vuol dire che siamo un gruppo vero. E’ stato un primo tempo perfetto». Il Napoli è lassù e dopo vent’anni esatti sogna di vincere il terzo tricolore della sua storia. Anche per lo stesso Mazzarri è un’emozione tutta nuova: «Se alleni Reggina o Sampdoria è difficile centrare traguardi importanti, perché guidare le grandi è un’altra cosa. Per avvicinarsi a loro occorre fare qualcosa di stratosferico e noi ci stiamo impegnando, stiamo andando ben oltre ogni aspettativa». Mazzarri ha poi rivelato di non aver visto il Milan in tv: «Non ci riesco. Quelle rare volta che ci ho provato m’è andata male. Dobbiamo pensare alla prossima sfida contro l’Udinese che paradossalmente sarebbe meglio affrontare fuori casa che al San Paolo». Il presidente De Laurentiis è incontenibile: «Muovere 15mila persone e fare il record di presenze al Dall’Ara non è cosa da poco. Si continua a credere che esistano solo tre squadre in Italia. Invece il Napoli è una delle grandi del campionato e vedere questi 15mila tifosi oggi a Bologna è una sorta di legittimazione». -Leggo-


