Reja: «Temo la fortuna della Roma»
I tre giri propiziatori dell’Aquila Olimpia, poi due gol al Parma (Hernanes e Floccari) e un quarto posto ritrovato. All’Olimpico va in scena la domenica perfetta. La Lazio batte gli emiliani e, complice la sconfitta dell’Udinese, sente nuovamente odore di Champions. «Ma adesso viene il difficile», ammonisce Reja. Il tecnico teme le quattro trasferte che attendono la Lazio nelle ultime sei gare del campionato: «Dobbiamo fare almeno due colpi fuori casa, altrimenti il quarto posto è a rischio». Catania, Inter, Lecce e lo scontro diretto contro l’Udinese, in queste quattro sfide lontano dall’Olimpico si decideranno le sorti della Lazio. Ci sarà da battere la concorrenza di Roma e Udinese. Reja teme soprattutto i giallorossi: «Guardando come gli gira bene, è lla Roma la nostra diretta concorrente. E’ abbastanza fortunata – spiega ironicamente -, ha un organico importante ed è avvantaggiata da un calendario favorevole». A chi gli chiede se il termine fortunata sia riferito al rigore non concesso sabato all’Udinese contro i giallorossi, Reja risponde così: «Di certo noi a Napoli siamo stati penalizzati. Non so se la situazione societaria della Roma, con un passaggio di proprietà imminente, possa determinare questa fortuna: mi auguro di no». Poi il tecnico lancia un appello affinché sia un finale di campionato trasparente: «Sono preoccupato per quanto sta accadendo. E’ tutto l’anno che le sviste non sono equamente distribuite. Quando siamo stati penalizzati ci siamo lamentati per qualche giorno poi siamo sempre andati oltre, mentre altri hanno recriminato per tutta la settimana. Mi auguro che da qui alla fine tutte le partite siano correte». Lotito, sulla questione, è molto più diretto: «Ho messo in campo una task force per la verifica dell’andamento delle ultime sei giornate di campionato. Andare o non andare in Champions fa una differenza di 25 milioni di euro. Io non parlo di fortuna di altre squadre o di arbitri, ma tutti hanno detto che il gol di Napoli c’era. Il mio compito è tutelare la squadra». Coro unanime anche nello spogliatoio: «Crediamo nella Champions, e se dovessimo raggiungerla non dovremo dire grazie a nessuno». -Leggo-
De Canio: il Lecce crede nella salvezza
Dopo la fondamentale vittoria contro l’Udinese, il Lecce adesso può davvero credere nella salvezza, ma prima c’è da battere nello scontro diretto la Sampdoria, come spiega mister De Canio: "A Genova dovremo prestare attenzione ed evitare cali di concentrazione, ma andremo là per giocare, come sempre. La Samp? Anche contro il Parma ha mostrato di essere viva, loro hanno un punto in più di noi e la spinta del pubblico, quindi partiranno forte. Dipenderà da noi minare la loro sicurezza". Il tecnico ha poi concluso: "Ho preparato la squadra, dovremo fare la nostra partita puntando sulla qualità".
Reja è pronto a lasciare la Lazio
Reja è pronto a lasciare la Lazio. Il contratto c’è, un biennale che andrebbe solo firmato. Fosse per Lotito, Reja sarebbe già oggi il futuro della Lazio. Peccato che il tecnico non abbia le stesse certezze del suo presidente. I fischi e la contestazione dei suoi tifosi, che non gli perdonano lo sgarbo dei quattro derby persi (il quinto è sul conto di Ballardini), sono una ferita che difficilmente potrà rimarginarsi. Reja non sembra essere più disposto a lavorare in un ambiente così ostile. Il 2-0 contro la Roma del 13 marzo scorso è come se avesse rotto l’incantesimo, come se il «Mago Edy», di colpo fosse diventato un comune mortale. Lo splendido avvio di stagione è stato cancellato in novanta minuti. Eppure i numeri sono tutti dalla parte del tecnico. Un anno fa ha evitato la serie B. Quest’anno, dopo essere stata a lungo prima in classifica, la Lazio ha già messo un piede in Europa League, obiettivo dichiarato ad inizio stagione e sogna ancora il traguardo Champions. L’Europa che conta potrebbe essere l’antidoto giusto per cancellare rabbia e malumori. Resta l’amarezza del tecnico che nonostante la scaramanzia («Non firmo mai prima del termine della stagione perché mi porta male», ha spesso ribadito) sembra orientato a fare le valigie. D’altronde è uno abituato a lasciare da vincente: lo fece anche in quel di Brescia dove una volta portata la squadra in serie A, andò via. Chi lo conosce bene, sa che in un ambiente così non durerebbe ancora a lungo. Nonostante le sue 65 primavere, però, a lasciare il calcio Reja non ci pensa. Richieste sono già arrivate da Dinamo Kiev e Olympiakos Pireo, ma non è escluso che il tecnico resti ancora in Italia. Un pensierino lo stanno facendo sia la Sampdoria, che dovrà ripartire dopo un’annata da cancellare, sia il Parma. L’Emilia farebbe al caso del goriziano, che potrebbe così lavorare in un ambiente tranquillo, senza troppe pressioni. Reja, da professionista quale ha dimostrato di essere, in questo momento pensa solo alla Lazio perché crede ancora nella Champions. Finito il campionato, deciderà il suo futuro. -Leggo-
Disastro Inter, addio Champions
Derby disastroso. Champions League ancora peggio. Dopo il 3-0 subìto dal Milan, arriva per l’Inter un umiliante 2-5 a San Siro contro lo Schalke 04. Un altro incubo per gli ormai ex campioni d’Europa, perché solamente uno 0-4 o un 6-3 a Gelsenchirken regalerebbe ai nerazzurri la semifinale. Pia illusione, anche se capitan Javier Zanetti prova a crederci: «Nel calcio non si sa mai. Nel secondo tempo c’è stato un black out, può capitare. Dobbiamo restare tranquilli, e sempre a testa alta». Quattro giorni infernali per Leonardo, che potrebbero metterne in discussione il futuro sulla panchina dell’Inter. Stop nel derby e scudetto quasi andato, crollo in Europa ed eliminazione pressoché sicura. E soprattutto, otto reti subite da una squadra apparsa svuotata fisicamente e psicologicamente, spaccata in due e in pericolo ad ogni attacco dei tedeschi. «Una settimana tremenda, difficile pensare potesse finire così, avevamo cominciato bene, poi abbiamo pagato al massimo gli attacchi dello Schalke. Mancanza di equilibrio? Molte cose non hanno funzionato. Un risultato poco realistico da ribaltare in Germania, ma dobbiamo giocare»: così il brasiliano, affranto e senza voce, nel dopo gara. Solo Zaccheroni, con l’1-5 preso dall’Arsenal il 25 novembre 2003, aveva fatto peggio in Champions al Meazza. E pensare che partita era cominciata con una magia di Stankovic: 26 secondi e gol al volo da 50 metri, dopo un’uscita di testa fuori area di Neuer. Poi il primo pari dello Schalke, che precedeva il gol del Principe Milito che riportava avanti i nerazzurri. Ma una difesa imbarazzante, con Ranocchia e Chivu (poi espulso nella ripresa) impresentabili, regalavano il 2-2 ai tedeschi. Che nel secondo tempo trovavano autostrade arrivando fino al 5-2 finale e con Raul che aveva lo spazio per segnare il 71° gol europeo, staccando Inzaghi. Addio Champions, addio Inter. -Leggo-
Rossi-Matri: l’altra Italia c’è
In altri tempi un’amichevole a quattro giorni da un derby scudetto e a cinque da Roma-Juve, l’Italia l’avrebbe snobbata e, probabilmente, persa. La Nazionale di Prandelli, no. In Ucraina, dove tra un anno e mezzo sperano di ritornarci per gli Europei, gli azzurri sono scesi in campo con testa e concentrazione e hanno centrato la seconda vittoria in meno di una settimana: 2-0 firmato Rossi e Matri, in gol nel giorno dell’esordio. «Vincere non è mai scontato. I ragazzi devono continuare su questa strada», sorride il ct dopo il match. «Ho avuto le risposte giuste – aggiunge -. Questa è l’Italia che voglio». E al grande assente Balotelli il ct riapre la porta: «La mia pazienza verso di lui è infinita». Stavolta non c’erano i tre punti in palio. A Kiev c’era da valutare l’impatto della mini-rivoluzione imposta dal ct: sei titolari diversi rispetto alla Slovenia, facce nuove e alla prima. Oltre a Matri, Gastaldello, Astori e Parolo. Rossi, in attacco con uno spento Gilardino, era l’osservato speciale. E Pepito ha risposto con il gol che ha sbloccato il risultato nel primo tempo. Nella ripresa ottime indicazioni sono arrivate da Matri e Giovinco. Lo juventino nel finale ha finalizzato una magia di tacco del fantasista del Parma. «Un’emozione unica», ammette il bomber bianconero. Qualche brivido di troppo solo in difesa (dove Astori rimedia un’ingenua espulsione) con l’Ucraina che colpisce un palo in avvio e sullo 0-2 si vede annullare una rete per un millimetrico fuorigioco. Serata perfetta proseguita con i pari di Slovenia e Serbia nel girone sulla via di Euro 2012 che spianano la strada agli azzurri. Unica noia la contrattura al retto della coscia destra che ha messo ko quasi subito Chiellini. «Non penso di farcela per domenica», ha detto lui. Addio Roma-Juve. -Leggo-
«A Napoli ci giochiamo la Champions»
Il presidente Lotito non ha dubbi. La Champions League della Lazio passa per Napoli. Il presidente biancoceleste si attende una prova di carattere: «L’unico rammarico è non poter essere al completo, viste le assenze di Ledesma, Matuzalem e Radu – ha detto a Lazio Style Radio – ma spero che chi scenderà in campo si dimostrerà all’altezza. Sarà una domenica decisiva perché ci saranno altri scontri diretti (Roma-Juve e Milan-Inter, ndr)». Lotito per il futuro è sempre più intenzionato a puntare su Reja con cui ha avuto un incontro venerdì scorso in Slovenia prima della gara vinta dalla Nazionale: «Ci siamo visti anche con il diesse Tare (ha firmato il rinnovo fino al 2015, ndr) per fare un punto. È amareggiato per i fischi dei tifosi, ma allo stesso tempo certo che siano proprio loro l’arma in più per poter centrare l’ingresso in Champions». Per convincere il tecnico a firmare il rinnovo del contratto, Lotito sta cercando rinforzi. Il colpo potrebbe essere l’attaccante del River Plate, Erik Lamela: il padre ha ammesso l’interesse della Lazio e in Argentina escludono un approdo all’Inter o al Milan puntando forte sui biancocelesti, che avrebbero offerto il cartellino del portiere Carrizo più soldi per una cifra sui 20 milioni di euro totali. Lotito, intanto, incassa l’ennesima sconfitta sul fronte Pandev: la Disciplinare della Figc ha dichiarato regolare la trattativa e il trasferimento all’Inter. Infine, Lotito si è schierato col presidente del Coni Petrucci nella querelle sullo stadio Olimpico sorta col neo patron della Roma DiBenedetto. «L’Olimpico è un impianto che il Coni ha reso a norma e che per l’Uefa è a cinque stelle. Denigrarlo non ha senso. Se non ci fosse l’Olimpico Roma e Lazio dove andrebbero a giocare?. Certo, non incarna per una squadra di calcio la possibilità di uno sviluppo commerciale. Ma questo è un altro problema». -Leggo-
Cassano flop, il Milan è pronto a tagliarlo
Doveva far dimenticare all’istante l’addio di Ronaldinho. Invece finora l’avventura milanista di Antonio Cassano è riuscita soltanto ad aumentare i rimpianti per la partenza anticipata del brasiliano. Fantantonio era stato presentato da Adriano Galliani come «il miglior talento italiano in circolazione». Parole che facevano il paio con quelle del talento barese che chiedeva «tre settimane, massimo quattro, per tornare un giocatore da novanta minuti». Sorrisi e promesse che, con il campionato fermo e un derby scudetto da vincere a tutti i costi per non vedere sfumare un successo che pareva già in tasca, non sono state mantenute. L’avventura rossonera di Cassano è una parabola discendente e ora il fantasista rischia a fine stagione di fare la stessa la fine di Ronaldinho: tagliato per far posto a Balotelli. Allegri sembra essersi definitivamente stancato: il tecnico non può più permettersi passi falsi, il giocatore vede nel derby l’ultima possibilità di riscatto. -Leggo-
Pazzini fa volare l’Inter, aggancio in vista
Fino al 52’ di Inter-Lecce sembrava di assistere al derby del ciapa no tra i nerazzurri e il Milan, in ossequio alla moda lombarda di chiamare il tressette a perdere, dove vince chi lascia più punti all’avversario. Nell’ordine: dopo il pari dell’Inter a Brescia il Milan sprecava l’allungo scudetto con l’1-1 interno con il Bari. Poi i rossoneri crollavano a Palermo, ma gli uomini di Leonardo sembravano sulla via della restituzione del favore, faticando a San Siro al cospetto di un Lecce tonico ed attento. A sparigliare le carte ci pensava Giampaolo Pazzini, con un gol da vero attaccante d’area. Un guizzo che bastava ai nerazzurri per battere i salentini e piombare a -2 dal Milan. Per l’Inter si profila la succulenta ipotesi del sorpasso nel derby di sabato 2 aprile. Per la verità la lunghissima stracittadina è già cominciata. Perché il Pazzo, prima di trafiggere Rosati, si aggiustava la sfera tra petto e spalla. Proteste del Lecce per un presunto controllo di braccio e disappunto che trapela da casa Milan, che lamenta un trattamento diverso rispetto al gol annullato ad Ibrahimovic con il Bari per un tocco simile punito addirittura con un giallo. «Ho stoppato con la spalla», assicura Pazzini, giunto già al sesto gol con la maglia dell’Inter (tutti nei secondi tempi), il settimo in carriera al Lecce, il quarto in stagione ai salentini dopo la tripletta dell’andata al Via del Mare con la Sampdoria. «Il derby? Lo aspetto da tempo, ma ora godiamoci questa vittoria e la rimonta». Pazzini eroe del successo sul Lecce, blindato però nel finale da Julio Cesar con una super-parata su Bertolacci. «Continua a regalarci emozioni in tutti i sensi», scherza Leonardo. «Ci voleva tanta testa per vincere una partita difficile come questa». Testa che invece non ha avuto Lucio, ammonito per un ingenuo fallo di mano. Sarà squalificato e costretto a vedere il derby dalla tribuna. «Arriviamo a sfidare il Milan nel momento migliore», aggiunge il tecnico brasiliano, non preoccupato dalle due settimane di tritacarne mediatico che lo attendono. «Piuttosto penso ai tanti giocatori che avremo in giro per il mondo con le Nazionali», sospira Leo, sperando nella buona sorte e nella salute per tutti. «Del Milan temo l’esperienza e il fatto che, sento dire, saremo noi i favoriti», chiosa uno scaramantico presidente Massimo Moratti: «Mancherà Ibrahimovic? Penso sia sempre un vantaggio non dover affrontare campioni come lui». -Leggo-
Il Napoli al gran ballo dello scudetto
A passo di danza, verso lo scudetto: il Tridente si scatena con una doppietta di Cavani e festeggia a ogni gol con un numero di ballo eseguito in punta di piedi dai tre grandi protagonisti della squadra del cuore. Straordinariamente felice l’attaccante uruguagio, a segno dopo sei partite senza reti. I due gol al Cagliari, oltre a rilanciare il Napoli alle spalle dell’Inter e del Milan, di nuovo a tre punti, hanno consentito al Matador di raggiungere a quota 22 il mitico Vojak, goleador degli anni ’30 (record uguagliato). Due reti che rigenerano l’opzione azzurra sullo scudetto e che danno più sostanza ad un sogno collettivo: «Sono stati due gol importanti perché ci hanno dato la vittoria e che ci avvicinano ad un sogno che stiamo cercando di realizzare con grandi sacrifici». Insomma il Napoli ci crede ha ammesso Cavani: «Sì, ci crediamo. Vogliamo andare avanti portandoci questo sogno dentro». Il balletto del Tridente e della squadra è il simbolo delle speranze azzurre: «Rappresenta la nostra unione, l’abbiamo provato in settimana». Così De Laurentiis che a fine partita aggiunge: «Nella lotta per il titolo noi abbiamo meno da perdere. Noi non dobbiamo svecchiarci come i grandi club, il calcio è dei giovani». E ancora: «E’ stata la vittoria della squadra per Mazzarri, che ha sofferto per le coliche questa settimana». Non è stato facile però: al San Paolo il Cagliari non era mai stato battuto dalla squadra del cuore dal suo ritorno in A. Mazzarri ha ripresentato Yebda a centrocampo, al posto di Gargano, stavolta nemmeno in panchina: un’assenza dovuta a problemi familiari (ma c’è chi invece sussurra di presunti dissidi con l’allenatore). Per risolvere sul campo la questione con il Cagliari, il Napoli ha fatto ricorso a tutte le sue energie, dopo un primo tempo piuttosto problematico. «Ci siamo parlati nell’intervallo e i ragazzi hanno reagito come a Parma – ha spiegato Mazzarri -. Niente calcoli però, ora ci aspettano 8 finali» A togliere le castagne dal fuoco in realtà ci ha pensato il Tridente e soprattutto il Matador che ha trasformato un penalty concesso per un fallo di Ariaudo su Lavezzi e che dopo il pari del Cagliari con Acquafresca, ha regalato la vittoria della squadra del cuore grazie ad un assist di Hamsik, concluso con una pennellata alle spalle di Agazzi. Il sogno continua. -Leggo-


