«Il derby Roma Lazio vale la Champions»
Sotto le ali dell’aquila Olympia la Lazio vola. L’Olimpico è tornato amico: trentatré punti conquistati sui cinquantuno ottenuti con dieci vittorie, due pareggi e appena due sconfitte (Roma e Lecce). E’ proprio in casa che i biancocelesti vogliono realizzare il sogno Champions. Lo scorso anno lo stadio era diventato terra di conquista per tutti: appena cinque vittorie, sei pareggi e ben otto sconfitte. Un ruolino da brivido che fece sfiorare la serie B. Quest’anno è tutta un’altra storia. Da quando l’aquila Olympia ha iniziato a volteggiare sul prato, non ce n’è più per nessuno. All’Olimpico si sono arrese Inter, Napoli, Udinese e Palermo, tutte dirette concorrenti per l’Europa. Un dato che fa ben sperare. Delle undici gare da qui alla fine del campionato, la Lazio ne giocherà cinque in casa, se si considera il derby in programma domenica. Per Reja un crocevia fondamentale della stagione per tanti motivi: «Vincendo potremmo tenere a distanza la Roma – spiega a Lazio Style Radio – diretta concorrente per l’Europa, invertire una tendenza che ci vede sconfitti da quattro derby ma anche avere una bella iniezione di fiducia perché loro sono una squadra di livello». Raggiunta quota cinquantuno punti, per l’ambito traguardo potrebbero bastarne altri quindici perché, come sottolinea il tecnico biancoceleste «a 65 punti dovremmo farcela». Dopo la stracittadina all’Olimpico arriveranno Cesena, Parma, Juventus e Genoa. Difficile ma non impossibile ipotizzare dieci punti. Nelle restanti sei gare esterne i biancocelesti dovranno ottenerne appena cinque ma se la vedranno tra le altre con Napoli, Inter e Udinese. Servirà la migliore Lazio anche secondo Reja: «Se avremo un rendimento eccezionale – sottolinea il tecnico – potremo centrare l’ambita Champions. Battendo il Palermo abbiamo fatto un bel passo in avanti per l’Europa, visto che abbiamo dieci punti di vantaggio sul settimo posto». -Leggo-
Juve Milan, tutto in una notte
Dramma e scudetto. La storia di Juve-Milan scrive, tra le tante cose, di quarantaquattro campionati, nove Champions e cinque coppe del mondo in due, la cronaca dice invece di una squadra smarritasi nel dopo Calcipoli e di un’altra che continua a mantenersi ad alti livelli. Un dato su tutto e tutti esprime il divario tra le due squadre: domani in caso di sconfitta, la Juve andrebbe a -20 dai rossoneri. Una temperatura glaciale che rischia di cristallizzare all’Olimpico Del Neri. In caso di tracollo, l’avventura in bianconero del tecnico di Aquileia è destinata a fermarsi ben prima di maggio, quando Agnelli tirerà le somme e proseguirà in quella che ha battezzato come la «rivoluzione continua». Difficile dire chi, in caso di emergenza, farà il traghettatore: Gentile e Casiraghi in pole, mentre non è da escludersi nemmeno un clamoroso ritorno di Lippi. La società alla vigilia della partita resta contraria al cambio in corsa. Ieri a Vinovo nel consueto blitz quotidiano in compagnia di Nedved, Marotta ha ribadito a Del Neri la necessità di una svolta decisa dopo i flop contro Lecce e Bologna. L’allenatore deve dimostrare di avere ancora il controllo della situazione dopo le ultime due sbandate. «Per fortuna che giochiamo contro il Milan», ha sottolineato ancora il dg bianconero, in ricordo del 2-1 dell’andata e delle vittorie ottenute contro le prime della classe, a cominciare dall’Inter. È per questo, forse, che lo scaramantico Galliani ha messo da giorni le mani avanti: «La Juve sarà arrabbiata e per noi sarà durissima». In realtà, l’ambiente rossonero trasuda ottimismo e voglia di rivincita dopo il ko di San Siro del 30 ottobre. La vittoria sul Napoli ha dato ad Allegri la consapevolezza che la sfida di domani è da considerarsi come uno degli ultimi ostacoli nella corsa verso lo scudetto. La scommessa del giovane tecnico arrivato da Cagliari e voluto da Berlusconi, si sta rivelando vincente. Il Milan ha fatto della continuità in campionato, solo tre sconfitte contro le sei dell’Inter e le otto della Juve, l’arma vincente e lo scudetto è diventato il primo obiettivo stagionale. Una rivoluzione culturale in un club che ha sempre visto l’Europa come la terra da conquistare a tutti i costi. La Champions non è persa, recuperare lo svantaggio di 0-1 mercoledì a Londra contro il Tottenham è difficile e non impossibile, ma Allegri punta dritto al campionato. Alla coppa si può pensare con calma l’anno prossimo, quella coppa della gloria e dei quattrini che è l’ultimo, difficilissimo, obiettivo della Juve. Del Neri ci prova ancora domani sera, anche perché non ha più nulla da perdere. -Leggo-
Sneijder-Eto’o, l’Inter vola
L’Inter non molla e mette paura a Milan e Napoli. Leonardo vince dove Mourinho non era mai riuscito nel segno di Wesley Sneijder e di Samuel Eto’o, tornato ad assaporare il gol. I nerazzurri passano al Marassi sfatando il tabù Sampdoria, uscita imbattuta negli scontri con i morattiani negli ultimi due anni grazie alle reti Pazzini, a cui il pubblico del Marassi dedica solo applausi. La perla su punizione dell’olandese e il sigillo finale del camerunense portando i nerazzurri a -2 dal Milan e a + 1 dal Napoli, in attesa dello scontro diretto di questa sera. Dopo lo stop amaro contro il Bayern Monaco, dunque, Leonardo trova la terza vittoria consecutiva in campionato anche se nella prima parte della gara i nerazzurri peccano di timidezza. Sono i doriani che creano la palla gol più chiara della prima frazione, con l’inserimento in area dopo un triangolo di Poli, che salta il suo marcatore e scarica a rete superando Julio Cesar, ma centrando in pieno il palo. Oltre ai tentativi veniali prima di Ranocchia e dopo e di Sneijder da calcio di punizione, chi avrebbe l’occasione di togliere le castagne dal fuoco è Eto’o. Il camerunese riceve un perfetto assist da Sneijder ma tira proprio in bocca a Curci. Nella ripresa Maccarone ha di nuovo una buona occasione per sbloccare il risultato in contropiede, ma fallisce al contrario di Sneijder, che al secondo tentativoazzecca l’angolo giusto da punizione. A cercare e trovare gloria è poi anche Eto’o, che in pieno recupero tornare alla rete che gli mancava dal 6 febbraio dopo un digiuno che duirava da 4 partite: «Una vittoria pesante – ha detto Sneijder a fine partita -, importatante perchè arriva dopo la sconfitta ingiusta contro il Bayern». -Leggo-
Il Palermo umiliato dall’Udinese: 0-7
«Rossi ha l’1 per cento di possibilità di restare in rosanero, provate a scommettere. Una squadra distrutta, ha rovinato il mio Palermo». Stavolta è addirittura riflessivo il presidente Zamparini, che evita l’esonero a Delio Rossi dopo il pesante cappotto interno contro l’Udinese. Uno 0-7 firmato dal poker di Sanchez e dal tris di Di Natale, che spedisce i friulani a un solo punto dalla Lazio quarta e quindi dalla Champions. Per il Palermo nemmeno l’attenuante dell’inferiorità numerica, visto che Bacinovic è stato espulso al 40’ già sullo 0-5 e Darmian è stato cacciato al 15’ del secondo tempo. È il secondo 0-7 della storia della serie A a girone unico, l’unico altro precedente era quello di Pro Patria-Juventus del 10 settembre 1950.
Suicidio Lazio, Champions a rischio
«Usciamo sconfitti, ma meritavamo di più». La Lazio cade a Cagliari, complice l’harakiri di Dias che regala il gol vittoria ai sardi. «Sono arrivato sulla palla – ha spiegato il brasiliano – pensando di proteggerla ma sono arrivato fuori tempo e il pallone, facendo un rimbalzo strano, mi è sbattuto sul ginocchio. Mi dispiace, ma questa sconfitta non ci condizionerà». Anche Reja non si dispera: «Con mezzo tiro in porta subito ci siamo trovati in svantaggio, era una gara stregata. Siamo stati sfortunati. Soprattutto nel primo tempo abbiamo disputato un’ottima partita, ma non siamo riusciti a concretizzare il possesso palla». Il problema in effetti è stata l’incapacità dei biancocelesti di impensierire seriamente Agazzi. La Lazio resta al quarto posto ma vede la super Udinese, che ha asfaltato il Palermo al Barbera per 7-0 (e domenica sera i rosanero saranno all’Olimpico per il posticipo della 28ª giornata), avvicinarsi pericolosamente a un solo punto di distacco. Reja vuole ripartire immediatamente: «La classifica è ancora buona, dobbiamo sfruttare i prossimi turni casalinghi a partire dal Palermo. L’Udinese sta facendo davvero un gran bel campionato, ma noi dobbiamo guardare in casa nostra perché per raggiungere la quota che ti può proiettare in zona Champions dipende solo da noi». Per Reja, l’unico limite della squadra è proprio in avanti, un annoso problema spesso messo in risalto proprio dal tecnico biancoceleste: «Costruiamo tanto, ma dobbiamo imparare ad essere più concreti». Chissà che per lo sprint finale non possa tonare utile Zarate, ieri mandato in campo per un inutile quarto d’ora finale. Servirà però un’impresa: l’argentino sembra non riuscire più ad uscire dalla sua crisi personale. Reja comunque spera di recuperarlo: «La squadra con questo sistema gioca bene ed ha trovato equilibrio. So bene che un ragazzo come lui deve giocare molto: dobbiamo recuperarlo sul piano morale ed è nostra intenzione farlo». In verità al tecnico manca certamente di più Mauri, ancora out per un problema muscolare: «Per noi è fondamentale. Non offre punti di riferimento in attacco, spero di averlo a disposizione già da domenica perché è veramente vitale per il nostro gioco». -Leggo-
Hamsik illude, Napoli eliminato
Fuori anche il Napoli. I partenopei perdono al Madrigal (2-1 il finale per il Villarreal) e anche l’ultima squadra italiana in corsa, dice addio all’Europa League. Una sconfitta pesante, soprattutto perché arrivata dopo il vantaggio iniziale di Hamsik e con gli azzurri che sprecano almeno tre nitide palle gol. Mazzarri ricorre, in vista dell’imminente super sfida con il Milan, ad un massiccio turnover (solo panchina per Cavani) e punta forte su Lavezzi, facendo debuttare Ruiz. Inizio contraddistinto da una grande tensione in campo. Subito Rossi prova ad infilarsi ma De Sanctis è pronto. Al 6’ palla gol clamorosa per il Napoli con Lavezzi che sbaglia la deviazione da ottima posizione. La squadra di Mazzarri tiene benissimo il campo, aggredendo gli spagnoli che faticano a macinare gioco. Al 17’ il Napoli passa: cross al bacio per Hamsik che, di testa, infila Lopez. Un gol festeggiatissimo dai 2500 tifosi partenopei con tanto di crollo di una balaustra (tre feriti non gravi per fortuna). I gialli non ci stanno (palla fuori di un soffio di Valero). Occasione anche per i partenopei con Lavezzi che fallisce il match-ball. Non sbaglia invece Nilmar che, al 42’, con un perfetto destro, riporta in parità il conto delle reti. Il Villarreal si scatena e, grazie ad una deviazione fortunosa, trova anche il 2-1 con Rossi nel recupero del primo tempo (proteste per un presunto fallo su Yebda). Alla ripresa gli azzurri provano ad aggredire il Villarreal. Mazzarri si gioca anche la carta Cavani. Al 66’ il Matador si scuote: grande destro e palla sul palo. Cavani ci riprova ma la palla non ne vuol sapere di entrare. La squadra di Mazzarri ci prova sino all’ultimo secondo ma il punteggio non cambia più. Passa il Villarreal, Napoli fuori. Che peccato…
Inter freddata da Gomez nel finale
Non è sempre il 22 maggio e non c’è sempre Diego Milito a far sognare il popolo interista. La gioia del Bernabeu si trasforma in pianto a San Siro. Dopo il Milan contro il Tottenham, anche l’Inter campione d’Europa cade in casa davanti al Bayern Monaco che torna in Germania con la terza vittoria su tre esibizioni al Meazza. Gomez serve la vendetta perfetta al 90’: zampata vincente sfruttando una respinta balorda di Julio Cesar su una conclusione non irresistibile di Robben. «Non abbiamo niente da rimproverarci, è ancora tutto aperto. Andare a Monaco e vincere 2-0 penso sia una cosa che si può ipotizzare», assicura Leonardo il cui esordio da tecnico interista in Europa si trasforma in un incubo. «Meritavamo di vincere, non finisce qui», aggiunge Sneijder. Niente da dire, alla fine il risultato è decisamente troppo pesante per i nerazzurri. Non ha pagato il modulo con due trequartisti (Sneijder e Stankovic) e un solo attaccante, Eto’o. Non ha pagato neppure la grande rincorsa in campionato che ha fatto accendere la spia della riserva a molti giocatori prima del 90’. Il camerunense le ha provate tutte per bucare un super Kraft, ma specie nel secondo tempo è sembrato troppo solo. Pandev, l’unico altro attaccante disponibile in Europa, è rimasto tutto il tempo in panchina. Le occasioni gol più grosse degli interisti sono passate dai piedi di Cambiasso, vicino due volte al vantaggio. Ma non bisogna dimenticare che il Bayern ha legittimato il successo con due legni di Ribery e Robben a cavallo dei due tempi. A completare la serata no dell’Inter l’infortunio di Ranocchia, il cui ginocchio ha fatto di nuovo crac. «Non sembra nulla di grave – spiega Leo -. Ma ne sapremo qualcosa di più domani (oggi, ndr)». La settimana di Champions delle italiane va in archivio con tre ko su tre: un bilancio da incubo.
Aiuti a Milano, arbitri nella bufera
L’ultima degli arbitri? «Banti non è riuscito a vedere che Robinho si è aiutato col braccio perché ce l’aveva troppo vicino». Strana teoria, specie se a sostenerla è il designatore di serie A, Stefano Braschi. L’ultimo weekend se n’è andato con due gravi errori arbitrali che, guarda caso, hanno regalato una spintarella a due big: l’Inter vince con un gol in fuorigioco di Ranocchia sul Cagliari, il Milan sblocca il risultato a Verona contro il Chievo con uno stop di braccio di Robinho. «L’episodio di Milano, se non c’era la tv, non ce ne saremmo accorti – ha spiegato ieri Braschi, ospite di Radio anch’io lo sport -: il fuorigioco però c’è, il gol è da annullare perchè la posizione era influente. Ma sono servite le riprese per rendersene conto». Sull’episodio (l’ennesimo urlano da Napoli) pro-Milan, il designatore ammette: «Il fallo di mano è tale e basta. Banti doveva decidere da solo e ha preso la scelta sbagliata: non riesco a capire che cosa può essere passato nella sua testa per aver fatto un errore del genere. Mi ha detto che non ha capito molto, evidentemente ha visto un’altra cosa». Due sviste gravi («Le uniche in 10 partite, non sono un cattivo risultato», si difende Braschi), giusto 8 giorni prima del match-scudetto Milan-Napoli. «Chi arbitrerà l’ho già deciso da un pezzo, ma non ve lo dico…», garantisce il designatore. Si torna a parlare di cronica sudditanza verso le grandi. Uno degli accusati, Massimo Moratti, nega tutto: «Involontariamente, mi sembra ci sia stata una forma di par condicio. Sudditanza? No, semplicemente due sbagli». Teoria portata avanti anche da Cesare Prandelli: «Sono solo errori tecnici e non voglio vederci altro». Poi il ct azzurro lancia una proposta: «In Europa ci sono due arbitri che danno più sicurezza al direttore di gara, io penso che con l’aggiunta di questi giudici potremmo dare più sicurezza alla partita». -Leggo-
Reti di Cavani e Sosa il Napoli sogna lo scudetto
A 14 turni dalla fine con 3 punti di distacco dalla vetta e lo scontro diretto ancora da giocare, seppure in trasferta, non si può che parlare di scudetto. Il Napoli ci crede, dimentica il passo falso di Verona e torna alla vittoria con un secco 2-0 al Cesena, frutto di un gol per tempo. Per una volta gli azzurri non sono particolarmente brillanti; va detto però che trovano il vantaggio già al 13’con la rete del solito Cavani che, servito da Maggio, batte Antonioli di sinistro. Dopo è accademia. A inizio ripresa Maggio di testa trova anche il raddoppio ma l’arbitro non vede che la respinta di Antonioli arriva quando il pallone ha già varcato la linea. E allora sull’asse Cavani-Mascara-Sosa arriva il gol che fissa il risultato sul 2-0 e porta gli uomini di Mazzarri a 3 passi dal Milan.


